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LA MIA PRESENTAZIONE E QUELLA DELL'AMICA TATIANA SUL SUO BLOG:EMOZIONI
DI FABRIZIO ROSSI
icona della paternità - nel suo cuore è danneggiata o totalmente assente».
S i può amare senza afferrare?
Può un umile sacrificio cambiare un’esistenza? Siamo liberi di scegliere tra la vita e la morte, avvicinando il cielo o l’inferno? Sono solo alcune delle domande di cui è intessuto Il Libraio, il nuovo romanzo di Michael D. O’Brien, in uscita proprio in questi giorni nell’accurata traduzione di Edoardo Rialti per i tipi della San Paolo (pp. 492, euro 19,50). O’Brien, scrittore canadese paragonato all’«Andrej Tarkovskij della letteratura», è già noto ai lettori italiani per Il Nemico, in cui un frate carmelitano di nome Elia viene incaricato dal Papa in persona di affrontare l’Anticristo. Scritto con un’intensità che ricorda i grandi narratori cattolici del Novecento, da Mauriac a Bernanos, Il Libraio svela l’antefatto: padre Elia, infatti, è l’ebreo convertito David Schäfer, scappato dal ghetto da ragazzo e sopravvissuto grazie al libraio cattolico Pawel Tarnowski, che nel 1942 l’aveva nascosto nella sua soffitta a Varsavia. Abbiamo chiesto allo stesso autore di presentarci il suo romanzo.
'Il Libraio' è ambientato nella Polonia occupata dai nazisti.
Perché ha scelto un periodo storico così complesso?
«La seconda guerra mondiale non è stata solo una tragedia storica di proporzioni epiche: è stata un 'salto quantico' nella guerra spirituale tra bene e male, un nuovo fenomeno di male da cui l’umanità non si è ancora ripresa.
La Polonia in un certo senso è stata il ground zero in questa guerra spirituale, rappresentando tutti i popoli e i paesi così crocifissi.»
Nel suo romanzo scrive: «Forse la più grande tentazione del nostro secolo è la disperazione, il terrore che le proprie sofferenze non abbiano significato»…
«Ho esplorato diverse dimensioni dell’assenza di speranza, fino all’abisso della disperazione totale; tutti questi stati della mente e dell’anima sono causati da varie manifestazioni di male».
Dopo tutte le tragedie del XX secolo, qual è secondo lei la speranza di cui ha bisogno l’uomo oggi?
«Nel profondo del cuore l’uomo ha bisogno di sapere che è amato, amato in modo assoluto. Deve sapere che non può essere sostituito da nessun altro essere che è esistito prima di lui o che verrà dopo, non è un numero o un meccanismo: la sua identità e la sua missione nella vita sono uniche. C’è Uno che lo conosce e che gli ha dato un nome unico. È amato da Dio».
Il padre di Pawel Tarnowski viene da lui ricordato «come uno straniero», quello del giovane ebreo David è morto nell’Olocausto. Il cuore del suo romanzo è la ricerca di un padre?
«Come ha detto nel 2000 a Palermo l’allora cardinale Ratzinger, la mancanza di padri spirituali è la causa di gran parte della disperazione dell’uomo di oggi. Il dramma centrale nel mio romanzo è il fallimento dell’autentica mascolinità. La vera mascolinità è amorevole, forte e pronta al sacrificio; guida e protegge, diventando un modello vivente per essere autenticamente uomini.
Quando questa manca, il danno investe molti aspetti della vita».
Una vera e propria crisi della paternità…
«La crisi della paternità, nelle sue varie forme, è alla radice della confusione in questo stadio della civiltà occidentale: l’uomo ha perso coscienza della natura gerarchica del creato, l’immagine divina - Cos’ha portato a questa situazione?
«Peccati ed errori, così come le due guerre mondiali e la perdita di milioni di uomini buoni di ogni nazionalità, le rivoluzioni sociali e sessuali cominciate negli anni ’60, l’influsso crescente dei mass media sulla mentalità e sulla coscienza (la «dittatura del relativismo», secondo l’espressione di Papa Benedetto XVI)».
Nel dialogo con un colto maggiore nazista, Pawel afferma che nazismo e comunismo sono entrambi precursori dell’Anticristo. Cosa accomuna queste due menzogne?
«I regimi totalitari riducono il valore assoluto ed eterno della vita umana al livello di cose; nazismo e comunismo erano forme politiche dello stesso materialismo».
Quale faccia assume oggi questa menzogna?
«Come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno insegnato, ci sono altre forme di materialismo, con effetti sulla comunità umana peggiori nel lungo periodo (per esempio la trasformazione dell’uomo in un consumatore senza coscienza). È un nuovo totalitarismo, il cui sintomo eloquente è la sua riduzione della sacralità assoluta della persona; le nazioni considerate democratiche sono dominate da questo relativismo. Riducendo l’uomo a numeri, con la perdita conseguente di identità e nome, si arriva al risultato finale dell’Apocalisse.
Il 25 agosto interverrà al Meeting di Rimini, quest’anno dal tema «O protagonisti o nessuno». Agli occhi del mondo il protagonista del suo romanzo è un fallito; eppure, con la sua piccola scelta di nascondere il giovane ebreo David, cambia il corso della storia. Qual è secondo lei il vero protagonista nella storia della Chiesa?
«Sicuramente Gesù, che viene per soffrire e morire come uno di noi; noi siamo protagonisti nella misura in cui siamo uniti a Lui. Molti miei personaggi rappresentano innumerevoli persone reali che, abbracciando la Croce, partecipano alla salvezza di altre anime. Questa è la gente di cui parlo nei miei libri: uomini in gran parte sconosciuti, ma che di fatto spostano la bilancia del mondo».
«Non c’è più coscienza del Creatore. Tutto è relativo. Così la nostra civiltà perde l’identità»
http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire&curDate=20080716&goTo=A27
NUOVE TENDENZE EDITORIALI DELLA NARRATIVA ITALIANA
di Elisabetta Modena
Il panorama editoriale di questi ultimi anni è segnato da alcune tendenze significative.
Ma facciamo un passo alla volta.
Intanto alcune considerazioni generali: dal Rapporto Aie emerge che si stampano più libri, ma che gli italiani
continuano a leggere poco. Come mai? Delle due l’una: o gli editori stampano brutti libri, che gli italiani di fatti
non leggono; o gli italiani sono proprio teste di rapa che leggono press’a poco niente, indipendentemente se un
libro è buono o no.
“Cresce il fatturato dei libri in Italia, ci informa l’Associazione Italiana Editori (Aie): “3.670 i milioni di euro guadagnati, oltre 59 mila titoli pubblicati di cui il 61,1% costituito da novita’ per un totale di oltre 261,1 milioni di copie stampate. E allora? E allora noi profani immaginiamo che finalmente, gli italiani leggano di più. E invece, no, anzi. Gli italiani in questi anni leggono sempre meno”.
“Per la prima volta dopo otto anni- si legge nel documento dell’Aie- la quantita’ di italiani che leggono mostra un segno negativo con un calo del 21,2%”. Insomma, gli italiani che leggono sono sempre gli stessi, ma evidentemente quelli i lettori “forti” in Italia leggono quantità sempre maggiori di libri. Secondo l’Aie infatti questo successo è imputabile a strategie di marketing, “alle vendite nei supermercati, grandi magazzini e centri commerciali” e grazie alle vendite via Internet (oltre 25% in più)”.
http://www.booksblog.it/post/2689/rapporto-aie-si-stampano-piu-libri-ma-gli-italiani-leggono-poco
Pur essendo gli italiani sicuramente indietro sulla percentuale di libri letti in un anno rispetto agli europei,
secondo me gli italiani non leggono per il semplice fatto che gli editori buttano fuori (è proprio il caso di dire così)
libri il più delle volte mediocri. Io giro per i blog di letteratura da vario tempo, ebbene, sapete chi sta leggendo
i libri della cinquina del premio Strega? Quasi nessuno. E chi sta leggendo quelli della cinquina del Campiello?
Idem, quasi nessuno. Perché non interessano. E il bello è che è la gente stessa a dirlo: “Quelli lì non li leggo…
non ne vale la pena…”.
Vengono pubblicati perché gli editor delle case editrici vogliono un certo “prodotto” editoriale (da anni ormai il libro
non è più un “soggetto” editoriale, ma è diventato un “prodotto commeriale”), come fosse un pacchetto più o meno
preconfezionato secondo certe norme, e per preparalro possono contare sulle sovvenzioni comunali, regionali,
statali e pure europee, e dunque possono permettersi di far uscire sul mercato il prodotto che vuole “l’elite
culturale predominante”, non certo il grande pubblico.
Ora torniamo a noi. Le nuove tendenze editoriali della narrativa, dicevamo.
Per rendersi conto dei nomi che vanno per la maggiore nell’odierno panorama letterario italiano o per capire
quali strade stiano percorrendo i gusti degli italiani (ammesso sia proprio così), basta fare un salto nei siti di
letteratura. Ce ne sono vari, booksblog, oppure Letteratitudine di Massimo Maugeri, Narrabilando,
Vibrisselibri di Giulio Mozzi e così via; io ho trovato interessanti, oltre quelli che ho appena citato e molti altri
ancora che trovate elencati sul mio blog personale (http://www.elisabettam.splinder.com), questi due: il primo è il
celebre festival della letteratura appena conclusosi a Roma, con un ricco carnet di nomi illustri, l’altro è il sito
dei libri in arrivo su Wuz (l’ex-libri Alice, per chi non lo sapesse).
http://www.festivaldelleletterature.it/
http://www.wuz.it/LibriInArrivo/ElencoLibriInArrivo/tabid/88/Default.aspx?dep=26
Ci tengo a sottolineare, prima di cominciare, che i nomi che riporterò di seguito, ciascuno
a seconda del genere letterario cui appartiene, sono soltanto ALCUNI dei tantissimi scrittori
presenti con le loro opere sulla scena odierna.
Cito quelli di mia conoscenza e quelli che ho trovato in questa mia breve, personale ricerca.
Ne ometterò sicuramente tanti altri, e pure molto importanti; non ne abbiate a male se non cito
alcuni dei vostri scrittori preferiti, d’altronde questo mio articolo è solo un tentativo di dare un’occhiata
alla narrativa di oggi, attraverso un occhio amatoriale.
Continua QUI
http://www.mariadilorenzo.net/laserasifasera.htmQuesto post è un pò speciale, perché parlo di me. Del mio romanzo LA PUNTA DI DIAMANTE.
Ormai i download hanno raggiunto un centinaio, per me è una bella soddisfazione. Niente a che vedere con i 9000 download del manifesto dei wu ming 1 sulla new italian epic, tanto per fare un esempio di scaricaggi "tosti", ma non m'importa: le "opere cristiane" anche se hanno una diffusione molto minore delle "opere del mondo", salano la terra. Questo lo credo fermamente.
Ma torniamo al discorso del Papa: ieri per la festa del Corpus Domini (che anche se liturgicamente si celebra domenica prossima, tradizione vuole che cada di giovedì) Papa Benedetto XVI ha detto che l'Eucarestia ha introdotto la più grande rivoluzione della storia. Parole stupende!
Eccole:
"In queste parole si sente la verità e la forza della rivoluzione cristiana, la rivoluzione più profonda della storia umana, che si sperimenta proprio intorno all'Eucaristia: qui si radunano alla presenza del Signore persone diverse per età, sesso, condizione sociale, idee politiche. L'Eucaristia non può mai essere un fatto privato, riservato a persone che si sono scelte per affinità o amicizia", ha affermato.
Come ha spiegato il Santo Padre, "l'Eucaristia un culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di esclusivo".
"Anche qui, stasera, non abbiamo scelto noi con chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a diventare un unico corpo condividendo l'unico Pane che è Cristo", ha osservato.
"Siamo uniti al di là delle nostre differenze di nazionalità, di professione, di ceto sociale, di idee politiche: ci apriamo gli uni agli altri per diventare una cosa sola a partire da Lui".
Beh, chi avesse letto LA PUNTA DI DIAMANTE scoprirebbe che è proprio così: una cosa che non vi ho mai detto, cari amici di blog, è che la mia trilogia (di cui LA PUNTA è solo il primo libro) è in realtà un romanzo sul sacramento dell'eucarestia.
Di fatti già nel primo volume, e negli altri due lo si vedrà ancora meglio, metto in scena la coralità della chiesa unita attorno all'altare dell'eucarestia. Chi l'ha letto sa che espediente narrativo ho usato...
Sono contentissima di trovare riscontro del mio lavoro nelle parole del Papa: per me sono un segno a proseguire su questa strada. A continuare a scrivere, pur nella semplicità della mia vita di mamma e di casalinga. Anche scrivere è un atto d'amore!
un incidente ed era scritto in stile epistolare).
Mi sono imbattuta in questa bella testimonianza di Rodolfo Doni, considerato dalla critica letteraria il maggior scrittore cattolico vivente (guarda caso è toscano, questi toscani a cominciare da Dante...):