
Come tanti di voi, anch'io a suo tempo lessi i Pilastri della terra. Ora esce in libreria questa nuova fatica letteraria di Ken Follet (bisognerebbe vedere quanto veramente gli sia costata come fatica...) che si pregia di essere il sequel della celebre scorsa mole di pagine.
Il libro precedente mi piacque per la fantasia dello scrittore e per la sua trama romanzesca, non certo per la ricostruzione storica del Medioevo. Per cui ho trovato interessantissimo l' articolo di Franco Cardini uscito il 15 Settembre su Avvenire, che spiega come Ken Follet non si sia affatto documentato storiograficamente e perciò cada vittima dei soliti pregiudizi anticristiani (tipici del mondo protestante, il Card. Newman li ha smontati tutti nel suo libro: Discorsi sul pregiudizio, edito dalla Jaka Book) secondo i quali il Medioevo era arretrato scientificamente sapete per colpa di chi.............?????????????
Ma della Chiesa, ovvio!
Mi metto una mano sul cuore pensando ai poveri lettori che, scorrendo le pagine di Mondo senza fine, cadranno nella solita trappola di pensare male della Chiesa Cattolica... San Tommaso d'Aquino e Santi del cielo, pregate per Ken Follet che faccia un mea culpa!
Non so voi, ma io sono stanca di questi romanzi "polpettoni" che con la ricostruzione storica non c'entrano un bel niente... romanzi che strizzano l'occhio alle case cinematografiche come L'ultima legione di Velerio Manfredi, ora divenuto film proiettato nelle sale cinematografiche. E non ditemi che L'ultima legione c'entra qualcosa con la storia... a questo punto preferisco leggere
Quo Vadis, almeno lì leggo un
evergreen che ha edificato intere generazioni di lettori, compreso il nostro amatissimo Giovanni Paolo II, che ha consigliato caldamente di leggere il capolavoro del grande scrittore polacco.
IL FALSO MEDIOEVO DI KEN FOLLET
(Lo scrittore lancia il nuovo romanzo e accusa la Chiesa di indifferenza verso la Peste nera. La replica dello storico Cardini).
"Non credevo in Dio vent’anni fa così come non credo oggi. Ciò che è effettivamente cambiato è la mia consapevolezza di tutto il male che può essere fatto in nome della religione… La Peste (del 1347-52) rivelò a tutti la verità: il clero era completamente impotente… La scoperta dell’infenzione batterica ha permesso di salvare la pelle a milioni di persone dimostrando che i pregiudizi antiscientifici della religione non avevano alcun fondamento”.
Non varrebbe la pena di perder tempo e inchiostro citando questo bouquet di sciocchezze, di banalità, di errori e di bugie: se esso non fosse uscito ohimè – salvo auspicabili ma improbabili smentite – dalla bocca di uno dei più arcinoti, architetti e idolatrati scrittori del nostro tempo; e se un intervistatore di “Panorama” di questa settimana non l’avesse religiosamente raccolto e trascritto senza un commento che non sia ammirato e lusinghiero. Come oro colato. E di oro, perdinci, non si tratta davvero.
L’ effigie di Ken Follett, il celebre autore di thrilling e di spy-stories tra i più venduti al mondo, occupa trionfale la copertina del noto settimanale, dove si annunzia esultanti: «Scienza e religione: le colpe della Chiesa» e dove si presenta il suo nuovo libro, Mondo senza fine, come «un atto di accusa contro il clero».
Il libro non è ancora nelle librerie, ma è già un best seller annunziato: e diverrà tale, per forza di cose, dal momento che la potente macchina mediatica del suo editore è già in moto e le foto dell’autore campeggiano in tutte le grandi librerie. Uno sforzo notevole, che avrà una ricaduta sicura. Ma a tutto c’è un limite. Nulla da dire sul Follett autore di thriller di successo, come La cruna dell’ago.
Ma quand’egli si cimenta con i temi storici, specie quelli legati al Medioevo, bisogna dire che i risultati sul piano appunto storico sono deludenti: il suo gettonatissimo I pilastri della terra è, sotto il profilo della ricostruzione di quello che egli presenta come “il Medioevo”, un ridicolo polpettone nel quale navigano (ed è il lato migliore) reminiscenze di Victor Hugo condite in una salsa che sta fra Disneyland e Carolina Invernicio. Non ho ancora letto Mondo senza fine, e non posso quindi giudicarlo: ma, stando alle dichiarazioni del suo autore, c’è davvero di che indignarsi. L’intervistatore ha l’aria di aver scoperto qualcosa di nuovo e d’originale, «un Medioevo molto stereotipata di epoca immobile e priva d’innovazione». Scappa da ridere, ma scappa anche la pazienza. Da decenni la medievistica mondiale ci va al contrario ripetendo – da Bloch a Le Goff a Tabacco a mille altri – che, al contrario, il cosiddetto Medioevo (un’età convenzionalmente definibile, e comunque lunghissima, perfino oltre un millennio secondo alcuni) fu caratterizzata da una profonda sperimentazione in tutti i campi, dalla tecnologia alla politologia. Perfino un mistico come Bernarddo di Clairvaux era un innamorato delle macchine, dei mulini e delle gualchiere che lavoravano nei monasteri cistercensi. Follett è liberissimo di essere ateo e anticlericale: ma, se decide di parlare del Medioevo, non è affatto libero d’ignorare tutto dell’autentica passione per la ricerca e l’innovazione che investe personaggi come Gerberto d’Aurillac, Ruggero Bacone e tanti altri: chierici, sacerdoti, religiosi e mistici , non qualche isolato sognatore alchimista o ereticheggiante. Ma la Chiesa inventata dal Follett nel suo ultimo romanzo, a sentir lui, è una cosca di profittatori, di ladri, di sfruttatori e di violentatori. Viene la peste a metà Trecento, e non fa nulla né per combatterla, né per alleviare la pene della gente. Secondo il Follett, le università, gli ospedali, le enormi opere di misericordia sono nulla. Secondo lui, le responsabilità del fatto che la meccanica delle infezioni batteriche non fosse nota prima dell’Ottocento è da ascriversi ai «pregiudizi antiscientifici della religione». Non gli passa nemmeno per la testa che le tesi relative al contagio dovuto alla «corruzione dell’aria» o allo «squilibrio degli umori fisici» fossero in realtà, appunto la scienza del tempo, quella praticata da tutta una società: e dalla Chiesa stessa, appunto, nella misura in cui Chiesa e società del tempo coincidevano. Rinvio gli interessati a conoscere qualcosa di più a proposito della Peste Nera al mio recente libro Le Cento novelle contro la morte (edizioni Salerno), dove il periodo esaminato dal Follett è considerato sotto il profilo della medievistica più recente. In particolare non è affatto così pacifico che l’epidemia si portò con sé i due terzi della popolazione europea: in realtà le vittime del contagio si dislocarono «a chiazze di leopardo», secondo una geografia difficile da comprendere. In molti casi, i morti furono ben superiori alla stima data dallo scrittore gallese; in altri, viceversa, addirittura il contagio non passò. Noto al riguardo il caso di Milano, che venne misteriosamente e miracolosamente risparmiata. Quanto al conflitto fra scienza e Chiesa, ripeto, esso non ci fu affatto. I medici del tempo erano assolutamente inquadrati all’interno di un sapere coerente e coeso, nel quale teologia e fisiologia profondamente convivevano. Le critiche espresse dal romanziere non hanno quindi alcuna credibilità e discendono chiaramente o dalla sua ignoranza dei dati di fatto, o dal suo pervicace anti-cattolicesimo, o da un’antipatica miscela di entrambe le cose.
Questa “tirata” anticristiana e, soprattutto, anticattolica, finisce appunto per colpire tutte le religioni in sé. Dalla religione e dall’homo religiosus nascono tutti i mali del mondo, allora come oggi. La sete di guadagno, le distruzioni indiscriminate dell’ambiente nel nome del profitto, l’illimitata volontà di potenza delle élites economiche e finanziarie e dei loro complici executives non hanno alcuna responsabilità. Tutto è colpa di Dio e di chi ci crede.

Costui che vedete qui accanto è Ian Mac Eward, autore del libro Atonement (Espiazione), dal quale è stato tratto il film omonimo or ora in programmazione nelle sale cinematografiche.
Scrittore inglese, una mano abbastanza gelida nel descrivere i personaggi dei suoi libri tanto che l'hanno soprannominato Ian Macabre (per assonanza col cognome), il suo lato freddo si è poco alla volta smussato per diventare più umano.
Ma non più di tanto...

La storia di Atonement è presto detta: siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale, in una villa di campagna dell'upper class inglese (si dice così?), in un solo giorno (stupefacente!) si consuma un dramma dal quale non si tornerà più indietro; la sorellina minore di Cecilia (Cecilia è l'attrice Keira K.) sbagliando ad interpretare una "serie di sfortunati eventi" che hanno per protagonista il fidanzato segreto della sorella, Robbie (James McAvoy), lo accusa di aver commesso un crimine di cui in realtà è innocente. Passano gli anni, scoppia la guerra, la ragazzina cresce e capisce l'enormità dello sbaglio che ha compiuto. Da qui la volontà di "espiare" scrivendo il romanzo della storia così come andò veramente quel giorno... insomma, si tratta di un romanzo incentrato sulle tante sfaccettature della verità; sembra di sentire Pilato che, ancora oggi come ieri, pone la stessa domanda: che cos'è la verità? Può avere la verità vari punti di vista? E quali? Può la verità essere interpretabile?
Spero che anche voi possiate vedere questo film, crudo ma magistralmente diretto ed interpretato.
McEwan si è aggiudicato tutti i premi possibili, a parte il Nobel (che forse prima o poi gli daranno): il più prestigioso tra i riconoscimenti è il Booker Prize.
Ad ogni modo si sente che a scrivere una storia del genere è uno scrittore del secondo Novecento, smaliziato, probabilmente rassegnato alla "logica" dei fatti; il libro non l'ho ancora letto anche se l'ho messo in programma, e spero di recensirlo presto nel biblog. Ma un altro scrittore, vissuto nell'Ottocento, riuscì a dare tutto un altro spessore ad una storia con gli stessi ingredienti... lo so che non si può paragonare Ian Mac Ewan con Tolstoy, Espiazione con Guerra e Pace (sempre la guerra c'è di mezzo...), ma l'eroina di Tolstoj sa personarsi degli sbagli commessi, a differenza di Bryoni (la ragazzina di Mac Ewan) che non sembra capace di perdonarsi nemmeno dopo aver "espiato" scrivendo il libro. "A che scopo ho scritto?" si chiede infatti arrivata a più veneranda età. L'unica risposta che si dà è che, scrivendo, può almeno contare sull'"interpretazione" del lettore, e sulla speranza che il lettore, leggendo un finale alternativo, ricomponga una storia nata male in un lieto fine "virtuale".
Insomma, per Mac Ewan l'espiazione è un processo infinito... diverso invece il caso di Tolstoy: è proprio il caso di dire che la dove c'è la fede c'è anche la capacità di perdonare gli sbagli commessi.
Ecco perchè il cristianesimo è un'eredità da non perdere!
http://cinema.castlerock.it/film.php/id=13337/scheda=espiazione
http://www.I
NTERVISTA con lo scrittore
http://www.ianmcewan.com/ (il sito ufficiale)
http://www.liberonweb.com (libri di Ian Mac Ewan)

Da Avvenire on-line di martedì 4 Settembre:
Pubblichiamo il testo dell'omelia pronunciata domenica mattina da Benedetto XVI durante l'Eucaristia presieduta sulla piana di Montorso durante l'Agorà dei giovani italiani.
...
Questo è davvero un giorno di grazia! Le Letture che poco fa abbiamo ascoltato ci aiutano a comprendere quale meravigliosa opera abbia compiuto il Signore facendoci incontrare, qui a Loreto, così numerosi e in un clima gioioso di preghiera e di festa. Nel nostro ritrovarci presso il Santuario della Vergine si avverano, in un certo senso, le parole della Lettera agli Ebrei: «Voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente». Celebrando l'Eucaristia all'ombra della Santa Casa, anche noi ci avviciniamo «all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli». Possiamo così sperimentare la gioia di trovarci di fronte «al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione». Con Maria, Madre del Redentore e Madre nostra, andiamo soprattutto incontro «al Mediatore della Nuova Alleanza», il Signore nostro Gesù Cristo (cfr Eb 12,22-24). Il Padre celeste, che molte volte e in molti modi ha parlato agli uomini (cfr Eb 1,1) offrendo la sua Alleanza e incontrando spesso resistenze e r ifiuti, nella pienezza dei tempi ha voluto stringere con gli uomini un patto nuovo, definitivo e irrevocabile, sigillandolo con il sangue del suo Figlio Unigenito, morto e risorto per la salvezza dell'intera umanità. Gesù Cristo, Dio fatto uomo, in Maria ha assunto la nostra stessa carne, ha preso parte alla nostra vita e ha voluto condividere la nostra storia. Per realizzare la sua alleanza, Dio ha cercato un cuore giovane e lo ha trovato in Maria, «giovane donna».
Ancora oggi Dio cerca cuori giovani, cerca giovani dal cuore grande, capaci di fare spazio a Lui nella loro vita per essere protagonisti della nuova alleanza. Per accogliere una proposta affascinante come quella che ci fa Gesù, per stringere alleanza con Lui, occorre essere giovani interiormente, capaci di lasciarsi interpellare dalla sua novità, per intraprendere con Lui strade nuove.Gesù ha una predilezione per i giovani, come ben evidenzia il dialogo con il giovane ricco (cfr Mt 19,16-22; Mc 10,17-22); ne rispetta la libertà, ma non si stanca mai di proporre loro mete più alte per la vita: la novità del Vangelo e la bellezza di una condotta santa. Seguendo l'esempio del suo Signore la Chiesa continua ad avere la stessa attenzione. Ecco perché, cari giovani, vi guarda con immenso affetto, vi è vicina nei momenti della gioia e della festa, della prova e dello smarrimento; vi sostiene con i doni della grazia sacramentale e vi accompagna nel discernimento della vostra vocazione. Cari giovani, lasciatevi coinvolgere nella vita nuova che sgorga dall'incontro con Cristo e sarete in grado di essere apostoli della sua pace nelle vostre famiglie, tra i vostri amici, all'interno delle vostre comunità ecclesiali e nei vari ambienti nei quali vivete ed operate.
Ma che cosa rende davvero «giovani» in senso evangelico? Questo nostro incontro, che si svolge all'ombra di un Santuario mariano, ci invita a guardare alla Madonna. Ci chiediamo dunque: Come ha vissuto Maria la sua giovinezza? Perché in lei è diventato possibile l'impossibile? Ce lo svela lei stessa nel cantico del Magnificat: Dio «ha guardato l'umiltà della sua serva» (Lc 1,48a). L'umiltà di Maria è ciò che Dio apprezza più di ogni altra cosa in lei. E proprio dell'umiltà ci parlano le altre due Letture della liturgia odierna. Non è forse una felice coincidenza che questo messaggio ci venga rivolto proprio qui a Loreto? Qui, il nostro pensiero va naturalmente alla Santa Casa di Nazaret che è il santuario dell'umiltà: l'umiltà di Dio che si è fatto carne e l'umiltà di Maria che l'ha accolto nel suo grembo; l'umiltà del Creatore e l'umiltà della creatura. Da questo incontro di umiltà è nato Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo. «Quanto più sei grande, tanto più umìliati, così troverai grazia davanti al Signore; perché dagli umili egli è glorificato», ci dice il brano del Siracide (3,18); e Gesù nel Vangelo, dopo la parabola degli invitati a nozze, conclude: «Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Questa prospettiva indicata dalle Scritture appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la sensibilità dell'uomo contemporaneo. L'umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che non ha nulla da dire al mondo. Invece questa è la via maestra, e non solo perché l'umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso. È la via scelta da Cristo, il Mediatore della nuova alleanza, il quale, «apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8).
Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio sull'umiltà un messaggio importante e quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua Chiesa. Il messaggio è questo: non seguite la via dell'orgoglio, bensì quella dell'umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e su adenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all'arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all'apparire e all'avere, a scapito dell'essere. Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari! Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all'onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie «alternative» indicate dall'amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l'interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.
Quella dell'umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio. Non è l'esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell'amore sull'egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio dell'umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose. Grandi prodigi il Signore ha operato in Maria e nei santi! Penso ad esempio a Francesco d'Assisi e Caterina da Siena, Patroni d'Italia. Penso anche a giovani splendidi come santa Gemma Galgani, san Gabriele dell'Addolorata, san Luigi Gonzaga, san Domenico Savio, santa Maria Goretti, nata non lontano da qui, i beati Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli. E penso ancora ai molti ragazzi e ragazze che appartengono alla schiera dei santi «anonimi», ma che non sono anonimi per Dio. Per Lui ogni singola persona è unica, con il suo nome e il suo volto. Tutti, e voi lo sapete, siamo chiamati ad essere santi!
Come vedete, cari giovani, l'umiltà che il Signore ci ha insegnato e che i santi hanno testimoniato, ciascuno secondo l'originalità della propria vocazione, è tutt'altro che un modo di vivere rinunciatario. Guardiamo soprattutto a Maria: alla sua scuola, anche noi come lei possiamo fare esperienza di quel sì di Dio all'umanità da cui scaturiscono tutti i sì della nostra vita. Possiamo comprendere che la nostra fede non propone un insieme di divieti morali, ma un cammino gioioso alla luce del sì di Dio. È vero, tante e grandi sono le sfide che dovete affrontare. La prima però rimane sempre quella di seguire Cristo fino in fondo, senza riserve e compromessi. E seguire Cristo significa sentirsi parte viva del suo corpo, che è la Chiesa. Non ci si può dire discepoli di Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa. La Chiesa è la nostra famiglia, nella quale l'amore verso il Signore e verso i fratelli, soprattutto nella partecipazione all'Eucaristia, ci fa sperimentare la gioia di poter pregustare già ora la vita futura che sarà totalmente illuminata dall'Amore. Il nostro quotidiano impegno sia di vivere quaggiù come se fossimo già lassù. Sentirsi Chiesa è pertanto una vocazione alla santità per tutti; è impegno quotidiano a costruire la comunione e l'unità vincendo ogni resistenza e superando ogni incomprensione. Nella Chiesa impariamo ad amare educandoci all'accoglienza gratuita del prossimo, all'attenzione premurosa verso chi è in difficoltà, i poveri e gli ultimi. La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo, non è il successo ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso, e che non consiste prima di tutto nell'avere o nel potere ma nell'essere. Così si edifica la città di Dio con gli uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla terra e scende dal Cielo, perché si sviluppa nell'incontro e nella collaborazione tra gli uomini e Dio (cfr Ap 2 1,2-3).
Seguire Cristo, cari giovani, comporta inoltre lo sforzo costante di dare il proprio contributo alla edificazione di una società più giusta e solidale, dove tutti possano godere dei beni della terra. So che molti di voi si dedicano con generosità a testimoniare la propria fede nei vari ambiti sociali, operando nel volontariato, lavorando alla promozione del bene comune, della pace e della giustizia in ogni comunità. Uno dei campi, nei quali appare urgente operare, è senz'altro quello della salvaguardia del creato. Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura. Prima che sia troppo tardi, occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l'uomo e la terra. Serve un sì deciso alla tutela del creato e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile. Per questo ho apprezzato l'iniziativa della Chiesa italiana di promuovere la sensibilità sulle problematiche della salvaguardia del creato fissando una Giornata nazionale che cade proprio il 1° settembre. Quest'anno l'attenzione è puntata soprattutto sull'acqua, un bene preziosissimo che, se non viene condiviso in modo equo e pacifico, diventerà purtroppo motivo di dure tensioni e aspri conflitti.
Cari giovani amici, dopo aver ascoltato le vostre riflessioni di ieri sera e di questa notte, lasciandomi guidare dalla Parola di Dio ho voluto ora affidarvi queste mie considerazioni, che intendono essere un paterno incoraggiamento a seguire Cristo per essere testimoni della sua speranza e del suo amore. Da parte mia, continuerò a starvi accanto con la preghiera e con l'affetto perché proseguiate con entusiasmo il cammino dell'Agorà, questo singolare percorso triennale di ascolto, di dialogo e di missione. Concludendo oggi il primo anno con questo stupendo incontro, non posso non invita rvi a guardare già al grande appuntamento della Giornata mondiale della Gioventù che si terrà nel luglio del prossimo anno a Sydney. Vi invito a prepararvi a questa grande manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio che approfondisce il tema dello Spirito Santo, per vivere insieme una nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto dunque numerosi anche in Australia, a conclusione del vostro secondo anno dell'Agorà. Volgiamo infine, ancora una volta, i nostri occhi verso Maria, modello di umiltà e di coraggio. Aiutaci, Vergine di Nazaret, ad essere docili all'opera dello Spirito Santo come lo fosti tu; aiutaci a diventare sempre più santi, discepoli innamorati del tuo Figlio Gesù; sostieni e accompagna questi giovani perché siano gioiosi e infaticabili missionari del Vangelo tra i loro coetanei, in ogni angolo dell'Italia. Amen!