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LA MIA PRESENTAZIONE E QUELLA DELL'AMICA TATIANA SUL SUO BLOG:EMOZIONI


"Cari figli, mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile nella vostra famiglia e leggetela. Così conoscerete la preghiera del cuore e i vostri pensieri saranno in Dio. Non dimenticate che siete passeggeri come un fiore in un campo che si vede da lontano, ma in un attimo sparisce. Figlioli, lasciate un segno di bontà e d’amore ovunque passiate e Dio vi benedirà con l’abbondanza della Sua benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."









“L’ira del Signore si accese contro il suo popolo,
ebbe in orrore il suo possesso;
e li diede in balia dei popoli,
li dominarono i loro avversari,
li oppressero i loro nemici
e dovettero piegarsi sotto la loro mano.
…Salvaci, Signore Dio nostro,
e raccoglici di mezzo ai popoli”.
(salmo 107)
A volte penso che non si è ragionato a sufficienza su come i secoli ventesimo e ventunesimo abbiano visto le più grandi e massicce migrazioni della storia dell’umanità.
Lo si dà per scontato come un dato di fatto. Solo che così facendo, non ci si riflette più sopra.
Il mio pensiero è in costante caduta libera, cullato dal monotono serpeggiare dei tornanti della strada di montagna. La mia testa ondeggia al ritmo degli sbalzi della carreggiata alquanto dissestata, e intanto la mente scivola a ritroso nel tempo, m’immagino di essere come l’angelo dell’Apocalisse che sovrasta dall’alto il muoversi dei tempi e dei cicli, e vede quello che sta veramente accadendo su questa malandata terra.
Provo anche solo a considerare cosa hanno comportato in termini di spostamento di intere popolazioni le due guerre mondiali e successivamente la nascita dei regimi comunisti nel mondo; interi imperi sono spariti nel nulla, flussi di persone costrette a migrare in silenzio nell’immensità della steppa russa, a lasciare con sorda disperazione le proprie case. Gli spostamenti dei rifugiati di guerra, e quante guerre si sono combattute a riflettori spenti, con resoconti scarni sui giornali, mentre intanto intere popolazioni venivano torturate, flagellate, o si davano alla fuga. In Africa come pure nel Sud-Est Asiatico.
La prima metà del ventunesimo secolo – lo sanno tutti – culminò nella Grande Migrazione Araba. Dapprima movimenti limitati dai governi, anche se sempre più irrefrenabili ed incontrollabili, poi vere e proprie “calate” di clan, gruppi etnici, rom e zingari anche dell’est europa, arabi che provenivano dalle zone di guerra del Medio Oriente attraverso le porte d’oro della Turchia e del Maghreb.
I paesi arabi, spinti dal luccichio delle ricchezze dell’Europa, hanno cominciato a planare su di essa approfittando della estrema debolezza dell’Unione Europea. Di certo, se l’Unione non fosse stata spaccata al suo interno sulle linee di politica estera da seguire, e non fosse rimasta cieca sul piano delle politiche familiari e sociali, non avrebbe permesso che il tasso di natalità delle donne europee scendesse via via fino a diventare ridicolamente basso. E che le donne straniere, man mano naturalizzate, arrivassero a mettere al mondo almeno quattro, cinque figli ciascuna. E che questi figli, una volta cresciuti e a pieno diritto cittadini europei, andassero ad ingrossare le fila dei nuovi partiti della cosiddetta “seconda generazione”. I partiti simpatizzanti del mondo arabo, quelli in difesa dei lavoratori migranti (specialmente dell’est), quelli che si volevano esplicitamente rifare ad una identità “collettivista-cinese-sovietico”, e quelli dei fanatici della cosiddetta “panlibertà”.
Ma si sa, il mondo va nella direzione in cui deve andare.
La guerra per la stabilità del Medio Oriente è un’altra di quelle cose che si dà così per scontata, tout court. Il 1948: l’inizio; la fine è già più contesa tra due, tre, date storiche importanti. E’ stata la guerra più lunga di tutta la storia umana. E per che cosa? Per le riserve energetiche; chi le possiede detiene anche i cordoni della borsa. Sì, il terrorismo ha giocato un ruolo importante nel corso del ventunesimo secolo, ma dietro c’è stata la guerra per le risorse idriche ed energetiche.
Chi è al potere si è sempre preoccupato di far girare bene la propria economia. Ed il Medio Oriente è di estrema importanza strategica perché da lì passano i quattro mega-oleodotti che trasportano petrolio, acqua, elettricità e gas naturale dal Mar Caspio – attraverso Azerbaijan, Georgia, Turchia, Israele – all’Europa; con la postilla che da Eilat l’energia viene stornata anche verso l’Estremo Oriente.
Ecco, adesso penso ad India e Cina: i due pachidermi dell’estremo oriente. Anche qui le politiche di quei due colossi sovranazionali si dimostrarono poco lungimiranti, schiacciate come erano dal peso delle ideologie del passato, dai singoli interessi di lobbies al potere, dalla corruzione e dall’indebitamento pubblico. Così successe che la politica del figlio unico adottata dalla Cina, ad esempio, già dopo meno di cento anni producesse un calo delle nascite femminili (perché indesiderate) al punto che gli uomini furono indotti a “trafugarle” da regioni confinanti, a farle venire di nascosto o altre simili sotterfugi per riuscire a sposarsi. O successe che un’intera classe di giovani si spostò verso l’America ed il Giappone, con l’intenzione di trovare fortuna, sia nei sentimenti che col denaro.
India e Cina scoprirono ben presto le leggi del mercato unico globale, per cui le multimanzionali dovettero man mano alzare il salario minimo garantito sotto la pressione crescente delle prime rivendicazioni di categoria, e ciò aumentò il flusso migratorio (anche all’interno di questi maxi-stati) e l’assorbimento costante di manodopera.
E ora cosa rimane? Il ventiduesimo secolo è il secolo delle razze miste, degli incroci, della confusione, del sincretismo. E delle malattie.
Siamo ormai un miliardo di europei, ed è già stata raggiunta cinquant’anni fa l’apice della curva di Fusser, cioè il punto in cui la popolazione migrante ha raggiunto quella europea superandola.
Tutte queste migrazioni a lungo andare hanno comportato un mescolamento di geni, di batteri e virus causanti malattie anche gravi; vecchie malattie credute scomparse sono ritornate, o ne sono nate di nuove. Come l’INFLUENZA SIMBIOTICA PREVALENTE.
Influenza perché si contagia per via aerea, come una normale influenza, con starnuti e colpi di tosse.
Simbiotica perché nata dall’insieme di più virus associati insieme in un cocktail temibile.
Prevalente perché quando colpisce in questa forma è quasi sempre mortale.
E non è stato ancora scoperto nessun antidoto in grado di bloccare il decorso mortale di questa influenza.
Ogni anno muoiono centinaia di uomini, falciati come i pellerossa dall’arrivo sul continente degli europei con il loro carico di microbi. Solo che i pellerossa ora siamo noi.
Incredibile come anche nel ventiduesimo secolo si muoia ancora di infuenza.
Ogni volta che ci penso capisco perché mi sia stato così a cuore fin da subito il progetto di Omar. Non ho perso tempo, ho accettato subito.
Se potessi tornare indietro, non avrei più a cuore le stesse priorità. Ma a che serve rivangare il passato? Ormai quel che è stato, è stato.
Allontano questi pensieri che mi ronzano per la testa come uno sciame di api che volano di fiore in fiore, senza logica, e ringrazio Dio – se mai esista – che ha fatto trovare a me e al monaco un passaggio fino a casa. Sì, perché sotto questo acquazzone estivo – così si è trasformato – la fortuna di essere al riparo, al caldo e nel comfort di una macchina è impagabile.
Sento il monaco che spiega che io sono semi-cieco, ho una malattia rara e sono qui per un periodo di sospirate ferie.
Le ragazze non fanno una piega e continuano a chiacchierare piano tra loro. Mi pare che stia guidando Teresa. Io ed il monaco siamo dietro. Non discutono tanto, solo l’indispensabile. Ogni tanto c’è silenzio in macchina, e questo mi piace.
Sento il ticchettio della pioggia che scroscia sui finestrini e, chissà perché, mi dà un senso di pace, di nostalgia… Sylvie, penso a Sylvie. Chissà come avrà chiamato nostro figlio, o figlia…, chissà adesso a cosa starà pensando, cosa starà facendo, dove sarà, con chi sarà. Avrà chiamato i suoi genitori per farsi aiutare, sui miei non può contare perché stanno qui in Italia…
E ripenso alla nostra casa… abitiamo vicino a Notre-Dame. Quella casa ci è piaciuta subito, non appena la signorina dell’agenzia immobiliare ce l’ha mostrata. E’ comoda per entrambi, abbiamo pensato subito all’unisono. Sì, perché io e Sylvie ragioniamo sempre in perfetta lunghezza d’onda, è un mistero come ci riusciamo… eppure le nostre anime sono perfettamente accordate… Così, nel lasso di in un giorno, quella casa era già nostra: io a due passi dall’Università, e lei a poche fermate di Metro dai laboratori Pasteur. Sylvie è ricercatrice molecolare. Se penso a lei mi appare come la prima volta che l’ho vista: col suo camice candido, i capelli lisci raccolti sulla nuca, la pelle chiara e quell’espressione sognante di chi crede in quello che sta facendo, nel proprio lavoro… mi sono innamorato subito di lei, al primo sguardo. Era venuta a chiedermi una consulenza, ed io sono rimasto incantato da come parlava dei suoi studi.
Sylvie…
Ed una lacrima mi scivola lenta. Ed un’altra ancora. Non riesco a smettere. Tutti se ne accorgono, ma mi lasciano stare. Ed in cuor mio li ringrazio.
Arriviamo a casa che il pomeriggio si sta tingendo delle prime nuvole screziate d’azzurro, foriere ineluttabili della sera. Le sentinelle del mio malumore. Già, perché quando le avvisto, vuol dire che la notte si appropinqua e con essa il buio. Il buio mi spaventa. E’ una situazione che non posso dominare.
Smontiamo dalla macchina e ringraziamo, in fretta perché sta ancora piovendo e ci stiamo bagnando.
“Torneremo a trovarvi!” grida una delle due per farsi sentire sotto l’acquazzone.
Sì, tornate. Tornate presto, mi ritrovo a pensare, mio malgrado. Ho una voglia matta di compagnia. Sono stufo di sentirmi così solo.

