Il blog della casalinga cristiana
Come narrare la fede: sono una scrittrice di christian fiction (narrativa cristiana). Se siete invogliati, leggete i miei romanzi e ditemi che ne pensate! Li trovate qui sotto scaricabili gratis. Diffondiamo i libri cristiani!

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Nome: Elisabetta
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martedì, 30 gennaio 2007
Scritto da: ElisabettaM alle ore 14:07 | link | commenti (11)
Categoria:
lunedì, 29 gennaio 2007
Memini haec parva et paupera verba
ubi opprimeris curis:
aliquando verba nimis nos angunt.

(Ricorda queste semplici e poche parole
quando sarai oppresso dagli affanni:
talvolta le parole ci pesano troppo)

Quando inspiegabile
un pensiero ti opprime,
odioso tarlo che viene a roderti
il sorriso tuo radioso
per farti diventare triste e cupo,
ricorda che le parole
son solo brevi suoni
che si frappongono fra noi,
e che io non so esprimere
a parole il bene per te.
Muta desidero custodire
in silenzio
il respiro tra noi.
Scritto da: ElisabettaM alle ore 09:51 | link | commenti (11)
Categoria: poesie
venerdì, 26 gennaio 2007
MESSAGGIO DA MEDJUGORJE
25 gennaio 2007.        

"Cari figli, mettete la Sacra Scrittura in un luogo visibile nella vostra famiglia e leggetela. Così conoscerete la preghiera del cuore e i vostri pensieri saranno in Dio. Non dimenticate che siete passeggeri come un fiore in un campo che si vede da lontano, ma in un attimo sparisce. Figlioli, lasciate un segno di bontà e d’amore ovunque passiate e Dio vi benedirà con l’abbondanza della Sua benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."


Scritto da: ElisabettaM alle ore 09:36 | link | commenti (8)
Categoria: maria
giovedì, 25 gennaio 2007
A proposito della 41 Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
Le parole che ieri il Papa ha pronunciato per la giornata delle Comunicazione Sociali mi hanno colpito. Ne riporto qui un brevissimo stralcio, altrimenti l'intero discorso lo trovate su Zenit.

"L’educazione ai media dovrebbe essere positiva. Ponendo i bambini di fronte a quello che è esteticamente e moralmente eccellente, essi vengono aiutati a sviluppare la propria opinione, la prudenza e la capacità di discernimento. È qui importante riconoscere il valore fondamentale dell’esempio dei genitori e i vantaggi nell'introdurre i giovani ai classici della letteratura infantile, alle belle arti e alla musica nobile. Mentre la letteratura popolare avrà sempre il proprio posto nella cultura, la tentazione di far sensazione non dovrebbe essere passivamente accettata nei luoghi di insegnamento. La bellezza, quasi specchio del divino, ispira e vivifica i cuori e le menti giovanili, mentre la bruttezza e la volgarità hanno un impatto deprimente sugli atteggiamenti ed i comportamenti".


E'  vero che una buona pagina di narrativa, scritta bene, con questo è anche bella; e può giovare ad un cuore triste, solo, afflitto o non credente magari più di 100 pagine di dottrina, di ragionamenti, di saggi e quant'altro. L'arte, e la pagina di un romanzo può essere un'opera d'arte, può aiutare il lettore ad aprire gli occhi sulla bellezza della vita, sulla meraviglia per gli accadimenti del mondo e della natura.
Quanti di noi amano Tolkien, perchè ha saputo infondere alla pagina la liricità e la sublimità della grande opera epica cristiana. Quanto hanno giovato le Confessioni di Sant'Agostino all'umanità, quanto hanno plasmato intere generazioni alla fede (sicuramente più dei suoi trattati)! Edith Stein si è convertita al cattolicesimo quando le è capitato in mano un libro di Santa Teresa D'Avila, e così potrei andare avanti citando altri casi ed altri esempi.
E' che non ho tempo...

Perciò esorto quanti di noi scrivono sui loro blog, sui file dei nostri computer, sui quaderni e sui fogli: non abbiate paura a scrivere storie con contenuti veri, profondi, alti! Come il Papa ci esorta a fare: riscopriamo i classici e non abbiamo paura di confrontarci con loro e di scrivere mirando in alto!
Ad Augusta per angusta! (cioè: aspiriamo alle cose grandi, attraverso anche le piccole battaglia quotidiane... ma senza aver paura di perdere la battaglia, perchè chi ha con sè Cristo ha con sè tutto!).

E come buon proposito di passarvi una gran, bella opera di narrativa cristiana vi allego il link di un mio carissimo amico, Marco, che qui a Verona l'anno scorso ha messo in scena proprio nel nostro Duomo un'opera teatrale che si ispira alla Passione di Cristo (vista dagli occhi del centurione romano).
E' bellissima! Leggete leggete! Andate a vedere!
www.urgetnos.it  :  "Veramente quest'uomo..."

Scritto da: ElisabettaM alle ore 10:19 | link | commenti (3)
Categoria:
mercoledì, 24 gennaio 2007
Una poesia un pò alla Pascoli...
Sono in vena di dolcezze, quindi vi lascio questa poesia che ho scritto tempo fa e che mi è venuta fuori un pò alla Pascoli, appunto... spero che la possiate gustare!
Un bacione a tutti quanti!






Imbrunire

Io non so
dove i passeri trovino casa,
ove migrino le rondini in volo
o in quale anfratto sicuro del vecchio fiume
l'anatra nasconda i suoi piccoli
al calar della sera,
quando rintoccan da lontano
le prime ombre vespertine
e tra i lumi che s'accendono
scompaiono i tratti cari
del giorno che fu.

Dell'abbraccio scuro e senza nome
restan solo un battito ed un respiro
che piano si levan
dal tepore domestico:
battito antico e sempre nuovo
che ripete con naturalezza
come trovi casa
tra gli affetti semplici ed umili.
Scritto da: ElisabettaM alle ore 10:35 | link | commenti (4)
Categoria: poesie
martedì, 23 gennaio 2007
Giochino III
Eccoci al gioco dei 5 segreti. Non so se è lo stesso delle 5 cose che non sapete di me, comunque è una bella idea e perciò eseguo. Anche perchè così ci si conosce di più fra noi utenti della blogosfera... però non nominerò altri 5 prosecutori dopo di me perchè non ho il tempo di andare sui loro blog a comunicare la lieta notizia che sono stati "scelti" per proseguire il gioco. Chi vuole, prenda spunto e faccia altrettanto!
Ringrazio Luna che mi ha tirato dentro a giocare.

1° segreto: Colazione da Tiffany è stato per me un cult. Ricordo che una volta, dopo averlo visto per l'ennesima volta (mi sa che ero al ginnasio) sull'onda dell'entusiasmo per la scena in cui i due protagonisti rubano in un negozio, anch'io ho rubato uno spazzolino da denti in un grande magazzino, con mia sorella a farmi da palo. Ma subito dopo non ero molto contenta, e sono tornata a rimettere a posto lo spazzolino. Ancora adesso me ne ricordo...


2° segreto: Al Liceo ero una frana nei temi. E con i ragazzi. Se penso a quei tempi mi sembra di scorgere, là nei ricordi, un'altra persona. Tutt'ora non mi capacito di come adesso riesco a scrivere racconti e romanzi... se mi leggesse il mio vecchio prof d'italiano non ci crederebbe. E udite udite: sono stata la prima ragazza della mia classe a sposarmi (eh sì che ero una frana con gli uomini...)! Bè, perchè aspettare? Avevo conosciuto l'uomo giusto... tre anni da fidanzati e poi il grande passo!
Tutto merito della maggior autostima che ho acquisito all'università, e grazie agli amici che ho conosciuto lì. Si trattava di un gruppo di CL (Il movimento Comunione e Liberazione), li ho frequentati finchè facevo l'università. Bè devo loro un sacco: mi hanno infuso il senso dell'amicizia, della fiducia in sè, dell'appartenenza ad un gruppo in cui si condividono gli stessi valori e la stessa fede, insomma mi sono sentita rinata. Di fatti mi sono laureata alla velocità della luce, ho cominciato a buttare giù le prime bozze dei miei romanzi, ho conosciuto il mio futuro marito, ho lavorato...


3° segreto: Sono meteopatica. Come molti del resto... Ad esempio stamattina mi sono alzata con un meraviglioso diluvio ed il vento che sferzava i rami degli abeti che ho difronte a casa; bè, volevo subito buttarmi al computer a scrivere certe scene che ho in mente per il mio Marchio di Caino, ma purtroppo la famiglia viene prima... adesso che ho potuto accenderlo ovviamente ha smesso di piovere! C'è solo un cielo basso, spesso di nubi come una cappa di piombo, grigio e malinconico.


4° segreto: Mi sono appena appena dimenticata la caffettiera sul fornello... l'avrò lasciata lì almeno mezz'ora.... mi sa che è da buttare....


5° segreto: La cucina è la mia stanza preferita:  mi piace un sacco cucinare! La pizza, i dolci, i panzerotti per gli amici quando vengono a cena...insomma, mi dedico alle leccornie con sommo piacere!
Scritto da: ElisabettaM alle ore 10:11 | link | commenti (6)
Categoria: diario
lunedì, 22 gennaio 2007
Una poesia di Papa Giovanni Paolo II
Cercavo qualcosa che fosse in tema, diciamo così, con il momento particolare che la Chiesa sta vivendo in questa settimana di unità di preghiera fra i cristiani. 
Mi sono imbattuta in una poesia del nostro amatissimo Giovanni Paolo II. Ve la riporto per condividerla con voi (non tutta, la prima parte. Perchè è molto lunga).
Un abbraccio a tutti quanti!


Eco del pianto primigenio

1. Hai portato l'unità dei desideri?
Come cogliere quest' unità nella moltitudine degli attimi -
in ognuno dei quali la volontà può scindersi in bene ed in male
(volontà, volontà - un pianto primigenio copre il fondo della storia).
Sei tenero, sensibile - ogni scissione trova in Te uno spazio ed un'impronta.
Per noi resti sempre nel segno delle nostre scissioni.
Nel segno delle nostre scissioni risplende la Tua unità,
unione dell'Uomo e della Parola: con questa unità
Tu entri nelle scissioni sparse largamente tra noi -
scissioni sparse come si sparge il grano perchè sia fecondo
e cresca in abbondanza, cresca persino contro l'unità dell'uomo nella Parola.
Dopo anni e millenni Ti porteremo un'abbondanza di desideri,
Ti porteremo un'abbondanza di sconfitte
(volontà, volontà - un pianto primigenio copre il fondo della storia).
Il Tuo segno - segno delle nostre scissioni è divenuto
segno della nostra ricchezza.
In questo segno difendi la libertà: la libertà ci arricchisce.
Hai riempito il tuo segno con la nostra libertà.
La libertà può esserti nemica?
Camminiamo da tante generazioni - ognuno di noi cammina
incontro ad una libertà
che non neghi l'amore, ma d'amore sia colma.
Camminiamo da tente generazioni - ognuno di noi cammina
incontro alla sua libertà.


Scritto da: ElisabettaM alle ore 10:12 | link | commenti (9)
Categoria: poesie
giovedì, 18 gennaio 2007
Capitolo quarto (Il Marchio di Caino)
(Riassunto dei capitoli precedenti: Unione Europea 2154. Val di Susa. Nella Sacra di San Michele trasformata in clinica di ricerca e sperimentazione di nuovi medicinali,  il dottor Leonardo ha contratto una "malattia" sconosciuta e su cui vige il segreto più assoluto, nel senso che quelli che l'hanno già contratta sono tutti chiusi lì dentro. Senza possibilità di uscire. Questa nuova "malattia" comporta una cecità strana, perchè la perdita della vista si limita solo alla incapacità di vedere le persone, mentre tutto il resto - paesaggio, cose, animali, ecc. - si continua a vedere. Leonardo riesce a fuggire di nascosto dalla clinica, e mezzo morto raggiunge una vecchia casa diroccata in cui trova rifugio dalle guardie della clinica che lo stanno cercando. La casa è in realtà una costruzione canonica-chiesa frequentata da pochi cristiani(i cristiani sono rimasti in pochi), ed è affidata ad un anziano monaco. Inoltre Leonardo ha anche dei vuoti di memoria, e questo complica la sua guarigione. Una mattina che si sono diretti ad un rifugio, ed in cui Leonardo ha ricostruito degli eventi di cui si è ricordato, li sorprende un acquazzone e vengono accompagnati a casa in macchina da due ragazze conosciute al rifugio)

IV

 

“L’ira del Signore si accese contro il suo popolo,

ebbe in orrore il suo possesso;

e li diede in balia dei popoli,

li dominarono i loro avversari,

li oppressero i loro nemici

e dovettero piegarsi sotto la loro mano.

…Salvaci, Signore Dio nostro,

e raccoglici di mezzo ai popoli”.

(salmo 107)

 

A volte penso che non si è ragionato a sufficienza su come i secoli ventesimo e ventunesimo abbiano visto le più grandi e massicce migrazioni della storia dell’umanità.

Lo si dà per scontato come un dato di fatto. Solo che così facendo, non ci si riflette più sopra.

Il mio pensiero è in costante caduta libera, cullato dal monotono serpeggiare dei tornanti della strada di montagna. La mia testa ondeggia al ritmo degli sbalzi della carreggiata alquanto dissestata, e intanto la mente scivola a ritroso nel tempo, m’immagino di essere come l’angelo dell’Apocalisse che sovrasta dall’alto il muoversi dei tempi e dei cicli, e vede quello che sta veramente accadendo su questa malandata terra.

Provo anche solo a considerare cosa hanno comportato in termini di spostamento di intere popolazioni le due guerre mondiali e successivamente la nascita dei regimi comunisti nel mondo; interi imperi sono spariti nel nulla, flussi di persone costrette a migrare in silenzio nell’immensità della steppa russa, a lasciare con sorda disperazione le proprie case. Gli spostamenti dei rifugiati di guerra, e quante guerre si sono combattute a riflettori spenti, con resoconti scarni sui giornali, mentre intanto intere popolazioni venivano torturate, flagellate, o si davano alla fuga. In Africa come pure nel Sud-Est Asiatico.

La prima metà del ventunesimo secolo – lo sanno tutti – culminò nella Grande Migrazione Araba. Dapprima movimenti limitati dai governi, anche se sempre più irrefrenabili ed incontrollabili, poi vere e proprie “calate” di clan, gruppi etnici, rom e zingari anche dell’est europa, arabi che provenivano dalle zone di guerra del Medio Oriente attraverso le porte d’oro della Turchia e del Maghreb.

I paesi arabi, spinti dal luccichio delle ricchezze dell’Europa, hanno cominciato a planare su di essa approfittando della estrema debolezza dell’Unione Europea. Di certo, se l’Unione non fosse stata spaccata al suo interno sulle linee di politica estera da seguire, e non fosse rimasta cieca sul piano delle politiche familiari e sociali, non avrebbe permesso che il tasso di natalità delle donne europee scendesse via via fino a diventare ridicolamente basso. E che le donne straniere, man mano naturalizzate, arrivassero a mettere al mondo almeno quattro, cinque figli ciascuna. E che questi figli, una volta cresciuti e a pieno diritto cittadini europei, andassero ad ingrossare le fila dei nuovi partiti della cosiddetta “seconda generazione”. I partiti simpatizzanti del mondo arabo, quelli in difesa dei lavoratori migranti (specialmente dell’est), quelli che si volevano esplicitamente rifare ad una identità “collettivista-cinese-sovietico”, e quelli dei fanatici della cosiddetta “panlibertà”.

Ma si sa, il mondo va nella direzione in cui deve andare.

La guerra per la stabilità del Medio Oriente è un’altra di quelle cose che si dà così per scontata, tout court. Il 1948: l’inizio; la fine è già più contesa tra due, tre, date storiche importanti. E’ stata la guerra più lunga di tutta la storia umana. E per che cosa? Per le riserve energetiche; chi le possiede detiene anche i cordoni della borsa. Sì, il terrorismo ha giocato un ruolo importante nel corso del ventunesimo secolo, ma dietro c’è stata la guerra per le risorse idriche ed energetiche.

Chi è al potere si è sempre preoccupato di far girare bene la propria economia. Ed il Medio Oriente è di estrema importanza strategica perché da lì passano i quattro mega-oleodotti che trasportano petrolio, acqua, elettricità e gas naturale dal Mar Caspio – attraverso Azerbaijan, Georgia, Turchia, Israele – all’Europa; con la postilla che da Eilat l’energia viene stornata anche verso l’Estremo Oriente.

Ecco, adesso penso ad India e Cina: i due pachidermi dell’estremo oriente. Anche qui le politiche di quei due colossi sovranazionali si dimostrarono poco lungimiranti, schiacciate come erano dal peso delle ideologie del passato, dai singoli interessi di lobbies al potere, dalla corruzione e dall’indebitamento pubblico. Così successe che la politica del figlio unico adottata dalla Cina, ad esempio, già dopo meno di cento anni producesse un calo delle nascite femminili (perché indesiderate) al punto che gli uomini furono indotti a “trafugarle” da regioni confinanti, a farle venire di nascosto o altre simili sotterfugi per riuscire a sposarsi. O successe che un’intera classe di giovani si spostò verso l’America ed il Giappone, con l’intenzione di trovare fortuna, sia nei sentimenti che col denaro.

India e Cina scoprirono ben presto le leggi del mercato unico globale, per cui le multimanzionali dovettero man mano alzare il salario minimo garantito sotto la pressione crescente delle prime rivendicazioni di categoria, e ciò aumentò il flusso migratorio (anche all’interno di questi maxi-stati) e l’assorbimento costante di manodopera.

E ora cosa rimane? Il ventiduesimo secolo è il secolo delle razze miste, degli incroci, della confusione, del sincretismo. E delle malattie.

Siamo ormai un miliardo di europei, ed è già stata raggiunta cinquant’anni fa l’apice della curva di Fusser, cioè il punto in cui la popolazione migrante ha raggiunto quella europea superandola.

Tutte queste migrazioni a lungo andare hanno comportato un mescolamento di geni, di batteri e virus causanti malattie anche gravi; vecchie malattie credute scomparse sono ritornate, o ne sono nate di nuove. Come l’INFLUENZA SIMBIOTICA PREVALENTE.

Influenza perché si contagia per via aerea, come una normale influenza, con starnuti e colpi di tosse.

Simbiotica perché nata dall’insieme di più virus associati insieme in un cocktail temibile.

Prevalente perché quando colpisce in questa forma è quasi sempre mortale.

E non è stato ancora scoperto nessun antidoto in grado di bloccare il decorso mortale di questa influenza.

Ogni anno muoiono centinaia di uomini, falciati come i pellerossa dall’arrivo sul continente degli europei con il loro carico di microbi. Solo che i pellerossa ora siamo noi.

Incredibile come anche nel ventiduesimo secolo si muoia ancora di infuenza.

Ogni volta che ci penso capisco perché mi sia stato così a cuore fin da subito il progetto di Omar. Non ho perso tempo, ho accettato subito.

Se potessi tornare indietro, non avrei più a cuore le stesse priorità. Ma a che serve rivangare il passato? Ormai quel che è stato, è stato.

 

Allontano questi pensieri che mi ronzano per la testa come uno sciame di api che volano di fiore in fiore, senza logica, e ringrazio Dio – se mai esista – che ha fatto trovare a me e al monaco un passaggio fino a casa. Sì, perché sotto questo acquazzone estivo – così si è trasformato – la  fortuna di essere al riparo, al caldo e nel comfort di una macchina è impagabile.

Sento il monaco che spiega che io sono semi-cieco, ho una malattia rara e sono qui per un periodo di sospirate ferie.

Le ragazze non fanno una piega e continuano a chiacchierare piano tra loro. Mi pare che stia guidando Teresa. Io ed il monaco siamo dietro. Non discutono tanto, solo l’indispensabile. Ogni tanto c’è silenzio in macchina, e questo mi piace.

Sento il ticchettio della pioggia che scroscia sui finestrini e, chissà perché, mi dà un senso di pace, di nostalgia… Sylvie, penso a Sylvie. Chissà come avrà chiamato nostro figlio, o figlia…, chissà adesso a cosa starà pensando, cosa starà facendo, dove sarà, con chi sarà. Avrà chiamato i suoi genitori per farsi aiutare, sui miei non può contare perché stanno qui in Italia…

E ripenso alla nostra casa… abitiamo vicino a Notre-Dame. Quella casa ci è piaciuta subito, non appena la signorina dell’agenzia immobiliare ce l’ha mostrata. E’ comoda per entrambi, abbiamo pensato subito all’unisono. Sì, perché io e Sylvie ragioniamo sempre in perfetta lunghezza d’onda, è un mistero come ci riusciamo… eppure le nostre anime sono perfettamente accordate… Così, nel lasso di in un giorno, quella casa era già nostra: io a due passi dall’Università, e lei a poche fermate di Metro dai laboratori Pasteur. Sylvie è ricercatrice molecolare. Se penso a lei mi appare come la prima volta che l’ho vista: col suo camice candido, i capelli lisci raccolti sulla nuca, la pelle chiara e quell’espressione sognante di chi crede in quello che sta facendo, nel proprio lavoro… mi sono innamorato subito di lei, al primo sguardo. Era venuta a chiedermi una consulenza, ed io sono rimasto incantato da come parlava dei suoi studi.

Sylvie

Ed una lacrima mi scivola lenta. Ed un’altra ancora. Non riesco a smettere. Tutti se ne accorgono, ma mi lasciano stare. Ed in cuor mio li ringrazio.

Arriviamo a casa che il pomeriggio si sta tingendo delle prime nuvole screziate d’azzurro, foriere ineluttabili della sera. Le sentinelle del mio malumore. Già, perché quando le avvisto, vuol dire che la notte si appropinqua e con essa il buio. Il buio mi spaventa. E’ una situazione che non posso dominare.

Smontiamo dalla macchina e ringraziamo, in fretta perché sta ancora piovendo e ci stiamo bagnando.

“Torneremo a trovarvi!” grida una delle due per farsi sentire sotto l’acquazzone.

Sì, tornate. Tornate presto, mi ritrovo a pensare, mio malgrado. Ho una voglia matta di compagnia. Sono stufo di sentirmi così solo.

 

 

 

Scritto da: ElisabettaM alle ore 22:12 | link | commenti (8)
Categoria: romanzi
mercoledì, 17 gennaio 2007
Un bellissimo film

Io e mio marito ieri sera abbiamo guardato questo meraviglioso film. E' vero che il ritmo è lento, un pò alla Ingmar  Bergman del "settimo sigillo", ma già dopo la prima mezz'ora il film ci ha catturato con il suo procedere calmo, regolare, trasportandoci in un mondo di austerità, di pace, di sobrietà, di gioia, di pienezza di vita. Affascina questo silenzio da cui emergono i suoni della natura e delle cose, appare il mistero della vocazione di questi monaci che sono uomini veri, autentici. Non c'è nessuna finzione.
Alla fine eravamo così contenti che abbiamo deciso che ci compreremo il dvd.  E stamattina la preghiera è stata più gioiosa, sicuramente sull'onda emotiva del film, ma sicuramente anche perchè abbiamo capito che la preghiera è una cosa seria. Dannatamente seria!
Buona visione a tutti di questo film!
(per avere ulteriori informazioni: www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=36055)
Scritto da: ElisabettaM alle ore 10:29 | link | commenti (16)
Categoria: cinema
martedì, 16 gennaio 2007
Questo povero crocifisso bistrattato...
Apprendo dalla rassegna stampa di padre Livio su RadioMaria e poi dal gionale (dove sono andata a leggere l'articolo nella pagina della cronaca interna) che proprio qui, nella provincia della mia dolce Verona, si è assistito all'ennesimo caso del crocifisso staccato dal muro di un'aula scolastica, quella di disegno, e gettato in un armadietto in mezzo agli stracci e alle vernici.
Tutto ciò mi ha rattristato molto. Per fortuna gli studenti sono tornati alla carica denunciando il fatto; la cosa è giunto sino alle orecchie del sindaco. E questi ha promesso che svolgerà un'indagine per sapere come sono andate veramente le cose.
E pensare che la croce rappresenterebbe (e per me rappresenta) la nostra ancora di salvezza, in un'Italia dove - sempre dalle cronache dei giornali - si denunciano casi di poligamia praticata da un 1,5% degli immigrati musulmani (compreso il capo dell'UCOI ed alcuni famosi imam), dove le donne musulmane che subiscono tale scelta imposta dai loro mariti se si ribellano vengono ripudiate, insomma, noi dovremmo essere orgogliosi di essere cristiani!
E poi ci si stupisce che accadano fatti come quello di Erba...



Croce di Cristo...
lento e tardo desio del mio cuore.
Luce d'amore.
Casa del Padre.
Terra benedetta dove l'acqua penetra in profondità e produce frutto.

Scritto da: ElisabettaM alle ore 09:40 | link | commenti (6)
Categoria: poesie

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