Il blog della casalinga cristiana
Come narrare la fede: sono una scrittrice di christian fiction (narrativa cristiana). Se siete invogliati, leggete i miei romanzi e ditemi che ne pensate! Li trovate qui sotto scaricabili gratis. Diffondiamo i libri cristiani!

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Blogger: ElisabettaM
Nome: Elisabetta
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sabato, 30 dicembre 2006

Buon capodanno a tutti!
Pensando alla colazione che vi temprerà dopo la notte insonne...
Elisabetta
Scritto da: ElisabettaM alle ore 17:38 | link | commenti (14)
Categoria:
Vi va il giochino dei libri?
Irene mi ha passato questo giochino simpatico e ho accettato di farlo anch'io.
Si tratta di questo:

Prendere il libro più vicino.
Sfogliare sino a pagina 123.
Contare le prime 5 frasi della pagina.
Riportare nel blog le 3 frasi seguenti.
Suggerire il gioco ad altri 3.

Il libro a me più vicino sta proprio qui sulla scrivania, ed è la trilogia del Mondo Emerso di Licia Troisi (regalo per Natale di un amico di università, di quelli che quando vengono a cena da me e mio marito io cucino i panzerotti e si parla di tutto e di più fino alle due di notte... vi assicuro che è stupendo!!!).
Ecco le tre frasi:
"Ho pensato che magari, se avessimo pianto insieme, saremmo stati meglio."
Il folletto cominciò a singhiozzare.
Nihal lo prese tra le mani e lo portò a contatto con la sua guancia".


Non male, mi dico.
Ora dovrei coinvolgere tre blogger e decido di chiamare in causa proprio loro:

Nihil Alieno
Dark Venom
Thoor


L'idea mi è piaciuta... fate voi se seguirla o meno!
Auguri a tutti di buon anno nuovo!
Elisabetta
Scritto da: ElisabettaM alle ore 17:13 | link | commenti (8)
Categoria:
venerdì, 29 dicembre 2006
A proposito dei film di Natale...

 
Dopo la trilogia del Signore degli Anelli, dopo i vari Harry Potter usciti a Natale e Le Cronache di Narnia, quest'anno per fare l'enplein sono andata a vedere Eragon.
La storia penso che la conoscete tutti, è il classico romanzo di formazione:
quando Eragon trova una liscia pietra blu nella foresta, è convinto che gli sia toccata una grande fortuna: potrà venderla e nutrire la sua famiglia per tutto l'inverno. Ma la pietra in realtà è un uovo. Quando si schiude rivelando il suo straordinario contenuto, un cucciolo di drago, Eragon scopre che gli è toccato in sorte un'eredità antica come l'Impero. Forte di una spada magica e dei consigli di un vecchio cantastorie, dovrà cavarsela in un universo denso di magia, mistero e insidie, imparare a distinguere l'amico dal nemico, dimostrare di essere il degno erede dei Cavalieri dei Draghi, sconfiggere il potente re Galbatorix che in precedenza ha fatto uccidere tutti i Cavalieri... E poi c'è Eldest (il secondo volume della trilogia, il film è in preparazione): Eragon e il suo drago Saphira hanno appena salvato la città dei ribelli dall'assalto dello sterminato esercito di re Galbatorix, il crudele reggente dell'Impero. Ora Eragon deve mettersi in viaggio per raggiungere  Ellesméra, la terra degli elfi, dove proseguirà il suo apprendistato nell'arte della magia e della spada, abilità vitali per un Cavaliere dei Draghi. È un viaggio affascinante, ricco di avventura, costellato da incontri con personaggi che incutono rispetto e visite a palazzi solenni. Tranelli e tradimenti lo attendono a ogni angolo: capire di chi fidarsi sarà per Eragon la prova più difficile... poi seguirà il terzo volume che Christopher Paolini (evviva: sarò anche canadese, ma gli scorre sangue italiano nelle vene!) sta ancora scrivendo e che concluderà la "trilogia dell'eredità".  

Allora, volendo lasciare una breve opinione personale, c'è da dire che la storia mi è piaciuta. E' vero che il film l'ha adattata allo schermo e semplificata, mentre il libro è molto più ricco di episodi e di approfondimenti dei personaggi, comunque ho apprezzato l'ambientazione fantastica girata in Ungheria (se non erro), la sceneggiatura con buoni dialoghi (bello quando Eragon domanda al drago Saphira perchè tra tutti gli uomini ha scelto proprio lui come Cavaliere, un ragazzo. E la draghessa risponde che un drago sceglie il suo Cavaliere in base al cuore. Aspetta anche mille anni perchè nasca, purchè abbia il cuore puro...). Forse è un pò troppo horror in alcuni punti, ma si sa, l'horror ce lo mettono tout court...
Rispetto alle altre saghe, bè, qui ho sentito la "debolezza" dell'impianto narrativo. Christopher Paolini ha scritto il primo romanzo quando era ancora un adolescente, e si sente. Vedremo i seguiti.
Tolkien e Lewis hanno scritto i loro romanzi nel pieno della loro maturità personale ed artistica, e la Rowling si portava dentro Harry Potter da un bel pezzo prima di affinare la storia e lo stile.
Comunque benvengano storie fantastiche che ci allietano e trasmettono valori importanti.
   Buon cinema a tutti!              
   
Scritto da: ElisabettaM alle ore 15:18 | link | commenti (5)
Categoria: cinema
mercoledì, 27 dicembre 2006
Siamo nell'ottava di Natale... tutti i giorni è Natale!

un bambino è il nostro                            Salvatore...                                                                                          
Scritto da: ElisabettaM alle ore 00:10 | link | commenti (10)
Categoria:
domenica, 24 dicembre 2006
Racconto natalizio
Cari amici, innanzitutto vi porgo i miei più veri e cordiali auguri di un buon, santo Natale del Signore!
Io non sono brava a postare immagini, gif animate e cose simili.
Vi lascio perciò ciò che mi riesce bene...  un racconto. L'ho scritto durante questo Avvento.
All'inizio è partito come una classica storia d'amore, solo narrata con l'uso anche del "flusso di coscienza" (cose che mi porto dietro dal liceo... chi non si ricorda Joyce?). Poi si è levigato piano piano fino ad assumere la forma che vedete. Anzi, che leggerete.
Sono stufa di Babbi Natale, di film americani mielosi tipo Miracolo sulla 24 strada (che pure mi è piaciuto)... dove sono oggi racconti o romanzi cristiani scritti in base alle nostre tradizioni, al nostro credo, ai nostri valori(sul mio comodino ho Guareschi, che non è proprio contemporaneissimo...)?
Scusate lo sfogo... è che in tv e in libreria siamo assediati da saggi, autori anglosassoni, film hollywodiani (anche se sono contenta che al cinema abbiano prodotto un film come Nativity) e i narratori italiani rincorrono un modello di pensiero debole...troppo debole... quasi nichilista.
Bè, Buonissimo Natale e buona lettura!
Fatemi tutti i commenti che volete! Mi raccomando ci tengo!


Miracolo di Natale

 
Cecilia, 16 Novembre

Stamattina mi sono svegliata con la voglia di fare qualcosa di bello… e guardami qui: cosa diavolo ci faccio davanti alla “Signora con bassotto” di De Chirico? I giornali hanno acclamato al ritrovamento del decennio… mezza Italia in coda ad ammirare il genio…!

Certo che la vita è strana, buffa, imprevedibile: una mattina ti alzi, vorresti che le cose andassero per un verso, ed invece prendono tutt’altra piega, deludente…

Potessi dare una scrollata alla mia vita (che, per inciso, se dovessi dipingerla visto che ho velleità di pittura, spazia tra viola, nero e grigio, un totale schifo insomma…)…ed invece mi ritrovo a sprofondare sempre di più nel solco della mia quotidianità monotona…

Per trascinarmi fin qui mia madre mi ha sventolato davanti il vessillo di Ettore, il mio ex… Mi sembra ancora di sentirla, mia madre: “Fai bene a vedere la mostra. Così ti svaghi un po’… In fondo, dovrebbe piacerti; tu dipingi da sempre”. E implicitamente sottinteso: “Così per un paio d’ore non pensi a Ettore che ti ha piantato per la tua amica Sandra”.

Mia madre la fa semplice… lei! Ha una vita lineare come il percorso di un tram. E anche il suo modo di pensare è una linea retta: “vieni”, “fai”, “dammi”, “dimmi”… peccato invece che io sia complicata, e che non mi piaccia vivere il tempo come fosse un binario che ha solo due stazioni: casa-lavoro, lavoro-casa. Io voglio sentirmi viva, parte della mia città, delle persone che ci abitano, cambiare anche più lavori se serve… non voglio appiattirmi sull’unica cosa che so fare e trascinarmela dietro in eterno. “Finchè morte non vi separi”: no, grazie. Non fa per me.

…Certo che il tempo atmosferico non è stato clemente oggi! Per forza che sono finita al Museo! Dopo mia madre, il cielo lanuginoso e la nebbiolina fine con le sue miriadi di odiose goccioline umidicce hanno fatto il resto. Mi sono detta: “Meglio rimanersene al riparo in un luogo caldo che passeggiare a zonzo per le vie della città alla ricerca dell’ennesimo nuovo lavoro”.  Solo che, così, il tenue filo della speranza di una mia piccola felicità è volato via, ingoiato da questo impietoso giorno di novembre.

Ricordo… alle dieci mi sono infilata tra la comitiva di signori di mezza età che mia madre ha scrupolosamente preparato a questa mostra. “Se vuoi puoi intervenire anche tu, Cecilia…” mi ha suggerito lei. “Ma è pazza?” ho pensato. Io con quei matusalemme non aprirò certo bocca! C’è già  lei, c’è la guida, cosa vuole di più? Che anch’io faccia scena?

Io sono venuta qui solo perché fuori la pioggia sta cominciando a picchiettare monotona sui tetti e sui rami spogli. La sento tamburellare sui finestroni. Incredibile come proprio ora mi venga in mente la filastrocca che mia madre mi ripeteva da bambina:

“Pioggia pioggerellina, fine e argentina, cadi birichina / sui tetti e sulle foglie, sui muri disadorni e sulle mani spoglie,/ lavi piccioni e passanti buoni, ti prego prendi i miei desideri e cambiali in doni!”.

 

 

Luca, 16 Novembre

Concentrati sui quadri, Luca, e lascia perdere le bollette che scadono oggi… non ti possono di colpo tagliare il telefono, o la corrente…! Fai una cosa alla volta: adesso pensi a portare a termine questo lavoro che, tra l’altro, ti dà una grande soddisfazione. In fondo, la vita non ti ha riservato cattive sorprese: ti sei laureato in lettere per insegnare, ed ecco che almeno qui riesci ad esaudire il tuo sogno di sempre… Non avrai un uditorio di alunni, ma con i tempi che corrono forse ti è andata pure meglio! Oggigiorno gli studenti se ne infischiano delle lezioni dei loro prof… Questa qui invece è gente che pende dalle tue labbra! L’ha detto anche tua sorella: “Campi insegnando l’arte a chi nozioni di arte non ha… non fai certo una gran fatica!”.

Allora, ecco il dunque: finisci il giro, saluti la gente che ha visitato con pazienza la mostra, passi a ritirare l’assegno in banca – oggi è il tuo giorno di stipendio – e questo pomeriggio ti sorbirai buono buono la tua seconda dose di “coda” quotidiana… eh sì, perché dopo la banca ti aspettano  le poste: fai parte di quel sistema arcaico ma ancora in vigore di italiani che si recano lì per pagare le bollette… E’ proprio vero che il mondo è una ruota che gira; comunque vadano le cose, fare la coda, tanto per dirne una, tocca a tutti. Se non la fai in banca, la fai alle poste, sennò ti tocca al supermercato, e se non è lì, ti capita l’ingorgo in macchina, o in edicola, o al centro commerciale, o nell’ambulatorio medico…Mi sa che fare la coda è una di quelle cose che non sparirà mai, come fare il pane da mangiare o che so io…

… Ehi, però, mica male la biondina accodata in fondo alla comitiva! Chissà cosa ci fa in mezzo a tanta gente di mezza età…

Devo trovare un modo di avvicinarla. Porca miseria! Faccio la guida per loro, non sarà difficile escogitare  una banalissima scusa…!

 

 

E’ ormai mezzogiorno quando la piccola comitiva si sta sciogliendo nei pressi del book-shop del Museo. Chi si attarda a comprare qualche gadget, chi si scambia le ultime impressioni, chi si saluta e si mette d’accordo sui prossimi appuntamenti per ritrovarsi insieme. Sono uomini e donne sul finir dell’età lavorativa o già in pensione, per loro è importante sapere di poter trascorrere del tempo libero in piacevole compagnia.

L’unica ragazza giovane in mezzo a quelle facce solcate già dalle prime rughe evidenti, un profilo esile con un bel viso aggraziato, incorniciato da biondi capelli lisci fino alle spalle, sta lentamente scivolando lungo gli ultimi quadri.

 

 

Cecilia

Ecco, lo sapevo. Forse facevo meglio ad andare a portare in giro i curriculum. Qui mi sto annoiando e basta! Quel gufo di guida è un impiastro che ci snocciola avvenimenti, date ed episodi della vita del pittore…uffa! Ad ogni quadro stiamo incollati dieci buoni minuti. Non ce la faccio più!

E poi continua a venirmi in mente Ettore… perché mi ha mollata? Cos’ho che non va? No, forse lo so… è perché si è stufato di me. Io, così servizievole e pronta a dirgli sempre di sì…per qualunque cosa… ; Sandra invece! Lei sì che è tosta! Sa quello che vuole. Ha un lavoro, vive già per conto suo, ha un sacco di hobby, è tanto gentile e carina, lei sì  che ha mostrato di capirlo subito! ...

La odio!

 

 

Luca

Peccato che sia così triste, però… chissà cosa le passa per la testa! Di sicuro non è felice. Se non m’invento presto qualcosa questa qui esce con tutti gli altri della comitiva e non la rivedo più.

Un attimo… ecco che si attarda verso gli ultimi quadri, come se non volesse uscire.

Si è tenuta in disparte dalla comitiva per tutto il percorso della mostra… Ora guarda com’è pensierosa, non c’è pericolo che si confonda con il branco di sessantenni… quelli si muovono in truppa, ascoltano religiosamente, attaccano domande una dietro l’altra come si credessero in diritto di reclamare tutto a loro disposizione: tempo, persone… lei no, la sua mente è lontana da qui; anzi, secondo me non ha seguito nemmeno una parola di quello che ho detto.

Vorrei tanto trovare le parole giuste per lanciarle un segnale di vicinanza…ehi, eccomi, sono qui!

 

Le si avvicina la giovane guida del gruppo. E’ un po’ impacciato nella sua tenuta in giacca e cravatta, lo costringono a vestire in modo serio mentre il casual lo metterebbe più a suo agio. Ma in un Museo l’apparenza è tutto.

“Le è piaciuta la Mostra?”.

Lei lo squadra. Sembrano coetanei.

“Abbastanza”.

“Solo abbastanza?”

“Perché, è un reato non approvare del tutto …?”. Continua a scrutarlo guardinga.

Il giovane sorride. “No, ha ragione. Mi scusi. Io la trovo fenomenale, ma “de gustibus non est disputandum”. Allarga le braccia in segno di resa. E’  simpatico.

“A ognuno i suoi gusti” risponde. Adesso lei è più gentile.

“Cosa ci fa qui con loro?”.

“Mia madre ha organizzato la “gita”. Mi sono accodata perché anch’io dipingo”.

“Caspita! E cosa dipinge?”

“Paesaggi, nature morte… non mi sono ancora cimentata con i ritratti però”.

“Bè, c’è tempo per ogni cosa… vedrà che riuscirà anche nei ritratti”.

“Speriamo”.

“Le auguro di poter fare anche lei una mostra, un giorno”. Il tono è spontaneo, volutamente confidenziale. Il ragazzo dimostra una schiettezza naturale.

“La ringrazio”. Lei apprezza la sincerità.

Il giovane le porge la mano. “Luca Spadoni”.

“Cecilia Risi”. Lei gliela stringe forte.

Lui la guarda allontanarsi. Non può fare a meno di seguirla finchè gli occhi glielo permettono. Quando lei gira l’angolo, prova dispiacere. Senza che se ne accorga, subito le sue gambe cominciano a dirigersi nella stessa direzione di Cecilia.

 

 

Cecilia, 18 Novembre

Non capisco perché Luca mi piace, cosa mi abbia colpito di lui. E’ troppo “per bene” per i miei gusti, eppure provo lo stesso il desiderio di vederlo. La sera del concerto, ad esempio, mi veniva da abbracciarlo… meno male che non l’ho fatto! Vista poi come è finita…! Ma cosa ti prende, Ceci? Lui non è il tuo tipo… nessuno come lui lo è mai stato…

Però non tutto di questa storia è da buttare via: il giorno che l’ho conosciuto, ad esempio… meno male che mi ha rincorso e abbiamo fatto quella chiacchierata fiume al bar. Alla fine mi ha pure offerto il pranzo!

Adesso che ci penso, delle cose in comune le abbiamo: l’amore per l’arte, per il buon cinema…ognuno di noi tiene un sacco alla sua compagnia di amici; apprezziamo i libri…

E poi finalmente uno che mi sembra sincero. Peccato che, però, amerò soltanto Ettore… con Luca  forse potrà venire fuori una buona storia, un’amicizia profonda, ma l’amore no… l’amore è fuoco che brucia dentro, è fremito, è desiderio, è istintività, passione, voglia… e uno come Luca non mi accende il desiderio…queste cose si sanno a pelle, si riconoscono a prima vista!

 

Luca, 17 Novembre

Il bar è un’ottimo posto per chiacchierare e conoscersi… non so come potremmo fare senza, noi italiani!

Parli del più e del meno…scopri che la ragazza che ti piace ama i concerti… e tu cosa fai? La inviti al coro gospel di stasera al Filarmonico…! Buon per me che quella vecchia volpe di Gaetano mi ha rimediato in meno di ventiquattr’ore un altro biglietto per il teatro. Speriamo che il coro le scaldi il cuore e glielo renda un tantino più malleabile. Ieri m’è piaciuta un sacco: bella, intelligente, spiritosa, ma ha un pungolo che le fa male… chissà cos’è… Per fortuna, ha gusti simili ai miei:  la musica classica, il cinema, i concerti dei cantanti italiani, la pittura… Ebbene sì, cara Cecilia, tu mi stuzzichi. Saranno i tuoi capelli morbidi che ti arricci con le dita, il tuo fisico esile che m’invoglia ad abbracciarti, le labbra piccole ma carnose a forma di cuore… Caspita, Luca, rallenta e metti un freno all’immaginazione!

 

La sera  in una città d’arte è un momento magico. Il riverbero delle luci soffuse sui palazzi d’epoca, certi scorci che il tempo pare non aver sfiorato con la sue dita inclementi, i muri con i loro mattoni a vista e i volti in pietra che sembra trasudino le storie di chi ci ha vissuto dentro, le coppie che passeggiano a braccetto sussurrandosi parole delicate, l’aria fredda che fa camminare vicini anche due semplici amici.

Il coro gospel aveva cantato egregiamente. Cecilia si era persino commossa, bellissima nel suo tubino scuro e stivali aderenti che avevano fatto girare la testa a Luca fin dal primo momento in cui lui l’aveva vista.

Quella sera, poi, l’atmosfera per le vie del centro era fiabesca, con le vetrine dei negozi addobbate a festa e le luminarie natalizie appese in alto, ai fili della luce.

“Fra poco verranno le bancarelle di Natale” buttò lì Luca, mentre si dirigevano con calma verso il posteggio. Cecilia, anche se si vedeva che era soddisfatta della serata, non si era dimostrata una amabile compagnia. Aveva trascorso la maggior parte del tempo immersa nei suoi pensieri.

“Non che mi attirino particolarmente…non ho soldi da spendere”.

“Appena troverai un nuovo lavoro, potrai fare tutto lo shopping che vuoi”.

“Sì, ma non certo alle bancarelle. Scherzi, vero!? Lì si trova solo un’accozzaglia di maglioni, calze, ninnoli natalizi… no guarda, non invitarmi alle bancarelle. Non le sopporto”.

“Non lo dicevo per lo shopping; è per l’atmosfera calda che sanno suscitare. Ogni anno assaggio le frittelle e compero un rametto di vischio e agrifoglio da regalare. Se poi quest’anno nevicasse presto, sarebbe fantastico! Pensa che spettacolo la piazza con lo sfarfallio della neve contro i lampioni! E la stella dell’Arena… che meraviglia nel suo biancore lunare! Pare messa lì da sempre! E gli arcovoli le fanno corona!”.

“Sei proprio un romanticone”.

“Sì. E tu no, scusa? Ma forse hai qualcosa che non va. Sei la prima che sento che non ama le bancarelle di Natale.”.

“Dacci un taglio, Luca. Non sarò di certo la prima e neppure l’ultima. E poi Natale ormai è una festa solo per chi ha tanti soldi da buttare via, e può permettersi il ristorante, il viaggio, i regali… insomma, tutto quello che fa “l’aria natalizia”, come dici tu”.

Luca si fermò, il volto rabbuiato. “Perché dici così? Lo pensi veramente?”.

“Certo che sì! Ma guardati intorno: c’è qualcuno a cui interessa ancora che la notte di Natale nasca un bambino che si chiama Gesù? Nessuno più ci pensa a lui… credimi! Tanto, non mi pare che le cose cambino solo perché lui nasce. Con o senza di lui, è tutto uguale”.

“Invece a me interessa quel bambino”. Luca tace un po’. Poi domanda: “E i tuoi cosa dicono del Natale?”.

“Con i miei di queste cose non parlo. O scusa, Luca, lo so che ti sembro cinica… senti, è che stasera quelle canzoni gospel, così gioiose ma anche così lontane dal nostro mondo reale, mi hanno lasciato l’amaro nel cuore”. Perché diavolo continuo a pensare a Ettore…

“Come vuoi. Lasciamo stare questi discorsi”.

Le macchine di Luca e Cecilia sono parcheggiate sul lungoAdige. Pochi metri ancora e sono arrivati. “Grazie della serata” dice Cecilia frugando nella borsetta alla ricerca delle chiavi. “Scusami ancora. Lo so che poteva finire meglio”.

 “Il concerto ti è piaciuto, no? E allora per me va bene così. Mi spiace solo che adesso, per te, non è alle porte un buon momento dell’anno”. Sono sicuro che è tutta l’amarezza che ha dentro che le ha fatto dire quelle cose assurde poco fa…

“Sì” sussurra a malincuore. “Non riesco a smettere di pensarci”.

Luca le si avvicina. Lei sussulta. “Eh? Non riesci a non pensare al Natale? Strano… O ti riferivi forse a qualcosa d’altro…”.

Cecilia trasecola. “Come hai detto, scusa?”

Luca ha uno sguardo penetrante. Sa di colpire nel segno “A chi non riesci a non pensare Cecilia? E’ tutta la serata che leggo delusione nei tuoi occhi. Trasmetti dolore. E’ a causa di qualcuno, non è vero?”.

“E se anche fosse, perché dovrei venire a dirlo proprio a te?”

“Perché sono tuo amico, o per lo meno vorrei esserlo”.

Cecilia lo scruta in silenzio. “Fatti gli affari tuoi” risponde tagliente come una lama di coltello. Poi sale in macchina e con un rombo del motore si allontana.

Però fa in tempo a scorgere dallo specchietto retrovisore Luca che, immobile sul marciapiede, la guarda allontanarsi finchè spariesce dietro la curva.

 

 

Luca, 18 Novembre

Ma come si fa ad amare l’arte, a proclamarsi esteti e sinceri estimatori delle cose belle come la musica, la letteratura, e poi non provare amore per il Natale? Come si fa…?

Natale è attesa, è speranza, è un barlume di meraviglia nuova…è un bambino che nasce… ogni uomo che s’affaccia alla vita per la prima volta reca con sé una bellezza arcaica, senza tempo, che rimanda al mistero dell’inizio …

Steso sul suo letto in dormiveglia nel pigro pomeriggio, Luca medita sul totale insuccesso della sera precedente con Cecilia.

Ha una corazza inscalfibile, chissà chi o che cosa le hanno fatto male a tal punto da diventare così aspra…

Proverò a domandarle scusa, ammesso serva a riguadagnare terreno con lei… certo che è incredibile, perché mi interessa ancora uscire con lei  dopo che mi ha trattato così?

Mentre scivola nel sonno in quel languido pomeriggio d’inverno, è certo di avere già la risposta. Perché intuisce che in lei, sotto quella scorza ruvida e dura, in realtà si muove qualcosa d’altro in grado di attrarlo… come un richiamo che lui solo sa decifrare…lui è in grado di capire… le loro parole vibrano insieme su una stessa lunghezza d’onda… ma si tratta di trovare la frequenza giusta, perché si uniscano nella stessa vibrazione.

Anche se sta già dormendo, nel suo animo si affacciano le parole del cantico:

Tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana…a lungo  ti ho cercata, finchè ti ho trovata…

 

 

Cecilia, 22 Novembre

Se prima mi sembrava che mi piacesse, adesso sono sicura di essermi sbagliata! Più ci penso e più mi sembra che Luca si sia intromesso troppo nella mia vita… ma come si permette? Cosa pretende?

Accidenti, mi vengono i nervi al pensiero… ma come si è permesso quell’imbecille di farmi l’esame di coscienza! Garantito che con me lui ha chiuso! Ho fatto bene a non rispondere ai suoi idioti messaggini di scuse…

E poi ho saputo che tra Sandra ed Ettore comincia ad esserci mare in burrasca…

 

“Mi ha scritto una poesia, capisci?”. Al telefono Cecilia parla sempre a voce troppo alta.

“Ma scusa, quel tizio che tu hai piantato in asso la sera del concerto?”

“Bè, il concerto era finito, comunque”.

“Magari lui già allora voleva farti una mezza proposta…”

“No. Lui voleva solo farmi la predica sui buoni sentimenti e sul Natale. Della serie: a Natale siamo tutti più buoni…”

“Guarda che, per via del Natale, sono d’accordo con lui”.

“Gabriella, fammi un piacere. Ragiona! Tu saresti contenta che, al primo appuntamento, il tuo accompagnatore si metta a farti la radiografia ai raggi x del tuo stato d’animo…”

“Eh dai…”

“Ti giuro che mi ha letto dentro! In quel momento stavo pensando ad Ettore. E lui mi ha chiesto: “A chi pensi?”.

“Uau…ha i poteri super-normali! Non è che lo presenti a me visto che tu fai tanto la preziosa?”

“No, non è il tuo tipo…” sbotta.

“E come fai a dirlo?”

“Non è il tuo tipo e basta. Ti chiamo domani. Scusa, adesso ho da fare”. Riattacca stizzita.

 

Certo che sono proprio acida… Luca aveva ragione sul fatto che mi irrito per cose da nulla. Perché mai ho sbattuto in faccia il telefono a Gabriella? Non se lo meritava di certo… se penso che non ha una storia decente da tre anni, per forza che vuole conoscere Luca… Eppure io non voglio che lo conosca. Che Luca m’interessi allora? Ma non capisco esattamente perchè mi dovrebbe interessare… oh, insomma: perché diavolo Ettore non si decide a mollare Sandra?

Uhm… forse Luca è solo un modo per scacciare l’odioso tarlo di Ettore, la saggezza popolare è chiara in questo senso: chiodo scaccia chiodo… però non potrei sopportare una seconda volta che una mia amica mi rubi il ragazzo…oddio, ho pensato a Luca come al mio ragazzo! Ma quanto fuori sono! … Cecilia deciditi: o fai sul serio con Luca, o tanto vale che lo presenti a Gabriella!

 

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A volte l’amore è imprevedibile. Nasce, sparisce, risorge. Sempre lo stesso, eppure diverso, nuovo.

Cecilia ha richiamato Luca per ringraziarlo della poesia e scusarsi del suo comportamento lunatico. “Nessuno mi aveva dedicato una poesia prima d’ora” gli dice mentre passeggiano per le vie della città, diretti all’ingresso del mercatino dei pastori di Betlemme.

Luca ha per mano il suo nipotino. Beniamino ha 5 anni. Ha saputo a scuola che un gruppo di pastori di Betlemme fa tappa nella sua città per fare scorta di viveri e coperte da portare a Gesù bambino; ha fatto i salti mortali per farsi accompagnare dallo zio.

Luca, a sua volta, ha insistito con Cecilia perché si accodasse a loro.

“Oltre a me, c’è qualcun altro a cui interessa il Natale…” le ha detto per convincerla, al cellulare.

Cecilia ha capitolato.

“Dov’è questo mercatino?” chiede Cecilia.

“E’ nel teatro della mia chiesa” risponde entusiasta Benny; è così che lo chiamano di solito.

“E perché devono venire proprio qui, con tutti i posti che ci sono?”

“Perché così io posso vederli”.

“Ah, giusto! Vengono per te!”

“Anche per me e per te, Ceci” interviene Luca.

Così trotterellano mano nella mano tutti e tre verso il luogo dell’appuntamento. La grande sala è addobbata con luci, stelle di natale, fette di pandoro e termos di thè bollente sui tavoli apparecchiati con tovaglie rosse. Appena Benny entra, felice si precipita a portare il pacco che regge sottobraccio dentro l’enorme cesto che raccoglie tutti gli altri pacchi che i pastori consegneranno al bambinello.

 

 

Luca, 25 Novembre

Cecilia oggi mi è parsa contenta. Tutti e tre, dopo la visita ai pastori, siamo andati a bere una cioccolata fumante e abbiamo riso un sacco.

Sono queste le cose che contano: gli affetti semplici, genuini. Non sbandierati ai quattro venti come fossero un trofeo da mostrare. Per questo sono  resistenti.

Pensare che Benny si fida di quei genitori della scuola travestiti da pastori… lui crede veramente che siano i pastori che recheranno i regali a Gesù bambino. Come non potrebbe essere altrimenti? D’altronde lui è un bambino…si fida ciecamente degli adulti che lui ama. Spero tanto che anche Cecilia si fidi di me un po’ di più…

 

Cecilia, 27 Novembre

Vorrei avere una famiglia come quella di Luca. Qualche giorno fa ho conosciuto il suo nipotino, che è meraviglioso…ieri mi portato di nuovo da Benny perché sua sorella doveva sbrigare una commissione e gli ha chiesto di fare da baby-sitter. Io l’ho accompagnato, così abbiamo scambiato due parole con Clara, al suo ritorno. Ci ha preparato il caffè e ci ha offerto le pastafrolle che fa lei per Benny. Io non sono abituata a parlare così spontaneamente come fanno loro. Sembra che per loro due non ci siano segreti. Ma come fanno? Se provo a parlare così a mia madre, lei mi guarda strana e leggo nei suoi occhi diffidenza. Ma scusa mamma, che razza di privacy hai da difendere con me? Sono tua figlia o no? Non credo di rubarti del tempo, quando ti cerco… o di esigere qualcosa di speciale quando ti chiedo di anticiparmi dei soldi.

Sto così male che mi viene da piangere… no, forse sto sbagliando tutto; faccio solo pena a Luca. Lui sta facendo una buona azione, sta un po’ con me quando ha tempo, parliamo del più e del meno, io mi rilasso. Però poi io torno qui nel mio inferno e lui sta sul suo ramo di cielo.

 

 

Cecilia, 30 Novembre

Non mi ha mai baciata… Mi ha detto che vorrebbe mettersi con me, è vero. Perché non mi bacia allora?

Però, anche  ammesso succedesse, ho paura che dovrei cambiare troppo. Lui non vuole che andiamo a vivere insieme, dice che non è vero amore. Ma dove vive? Vero amore… sì, Romeo e Giulietta, Antonio e Cleopatra … ma sono solo storie. Tutte storie! Per giunta finite male! Il vero grande amore non esiste, altrimenti perché mio padre ci avrebbe lasciate, me e mia madre?! Che colpe abbiamo avuto? …

Quando stavo con Ettore se non facevo l’amore con lui almeno due, tre volte alla settimana lui cominciava a inquietarsi e poi mi teneva  il muso per giorni. O quell’altra volta che, siccome non ho rinnovato l’abbonamento a Sky, e lui non poteva guardarsi i suoi film preferiti, mi ha dato un sonoro ceffone. In modo che io capissi bene l’antifona…

No, come può volermi bene uno che è troppo perfetto… mi ha parlato dell’Avvento, del Natale, del bambinello che vuole nascere nei nostri cuori… ma io so dove finisce quel bambinello. Su un pezzo di legno nudo! E io, se mi fido di lui, non voglio tornare a soffrire se poi qualcosa va storto… Devo darci un taglio. Lui non mi deve più prendere in giro in questo modo.

Non credo a tutte le tiritere sul matrimonio cristiano che ha tirato fuori per convincermi, che lui non approva la convivenza… scusa, ma come faccio a capire se lui è l’uomo adatto a me se non lo conosco un po’ meglio di come lo conosco ora? Cioè vivendoci insieme?

Cos’ha di speciale poi sposarsi in chiesa? E’ tutta una farsa, uno spreco inutile di tempo e soldi… tanto anche quei matrimoni lì poi falliscono… e allora dove sta la differenza degli sposi cristiani con quelli che si sposano in comune, o con quelli che proprio non si sposano?

Luca mi ha citato qualcosa della Bibbia o giù di lì: “Forte come la morte è l’amore…”… sì, l’ha detto col suo solito modo di fare così tenero che mi cattura anche quando non vorrei; infatti mi è piaciuto quando l’ha detto… Luca ha fascino da vendere. “L’amore è una forza paragonabile solo alla morte” mi ha sussurrato. Per convincermi. “Infatti quando finisce la gente sente il bisogno di fargli il funerale, che sarebbe il divorzio… Ma a chi crede in Lui, Dio ridona l’amore, glielo ridona più forte di prima, così forte che nemmeno le grandi acque potranno travolgerlo…Io ho visto matrimoni rinati in questo modo. Quello che ti dico è